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alcuni flash...2001

 

65: l'epifania e i "reyes"

Ciao a tutti!

L'epifania dominicana ha qui un significato ancora più forte che in
Italia. Non per il valore religioso della festa: a Messa avevamo
stamattina la metà delle persone che ci sono di domenica. Quanto per i
regali che si fanno ai bambini: "los reyes", letteralmente "i re". I re
portano i regali ai bambini, lasciandoglieli sotto le lenzuola mentre
dormono. E i bambini che non ricevono il regalo sono molto tristi.

Quello che ci colpisce di più, però, è il riferimento dell'epifania alla
diversità delle razze. Sapete che nell'episodio del vangelo la venuta dei
magi significa che Cristo nasce per tutti i popoli, e non solo per Israele.

Bene, qui la multirazzialità è un dato acquisito: i colori della pelle
sono i più vari, dai bambini che sembrano scandinavi (peccato d'amore?) ai
negri più scuri, con tutte le tonalità intermedie.

È venuto spontaneo far notare questo alla gente della messa dividendo in 4
parti il credo: la prima parte, quella riferita a Dio Padre, l'abbiamo
recitata con quelli di pelle bianca; la seconda (Gesù Cristo), quelli di
razza meticcia, o "india", come preferiscono dire qui; la terza (Spirito
Santo) quelli di pelle scura; la quarta (la Chiesa) tutti insieme.

È stata una recita mezza distratta, con qualcuno che forse non sapeva se
doveva contarsi tra i negri o tra i meticci, e che si guardava in giro
sorridendo; ma ha espresso il fatto delle razze diverse che qui, in
Repubblica Dominicana, lodano lo stesso Padre di Gesù Cristo.

Una società multirazziale che ha ancora bisogno di camminare, quella
dominicana. Perché se uno va in banca, non incontrerà mai a uno sportello
una bella ragazza di pelle scura; lo stesso nella pubblicità, il modello
imperante è quello della "bianca".

Il vangelo fa sperare che le cose cambino, perché nelle nostre parrocchie
non hai nessuna forma di discriminazione. Il popolo nuovo si sta formando.
L'evangelizzazione libera l'uomo.

Buona epifania!

don Lorenzo e don Paolo

 

66: FRATERNITA' CON GLI HAITIANI

Ciao a tutti!

Sono Lorenzo, e vi racconto qualcosa del lavoro che facciamo con gli haitiani nella parrocchia di N.S. dell'Amparo.

L'anno scorso il consiglio pastorale ha valutato che era importante avviare il discorso con gli haitiani, che nella parrocchia vivono in un settore e sono un buon numero. Non è stato difficile trovare gli
operatori, perché l'entusiasmo è stato grande fin dall'inizio.

Facciamo mensilmente una messa animata dalla comunità haitiana. Vengono parecchi di loro, ed è un momento di festa.

Qualche mese fa suor Maria, una suora francese che lavora nella parrocchia, si è recata ad Haiti, ed è tornata scossa da due cose:


1. dalla religiosità della gente
2. dalla loro povertà estrema (Haiti è il paese più povero di tutta
l'America Latina).

Nel suo viaggio ad Haiti, suor Maria ha portato con sé un seme di mango, e l'ha donato alla comunità che ha visitato; insieme lo hanno piantato nel terreno.

Questa mattina (è domenica) alla messa nella parrocchia dell'Amparo c'erano alcuni haitiani provenienti da quella stessa comunità del loro paese. Suor Maria ha raccontato del viaggio che aveva fatto là, e il
rivivere quei sentimenti e quei momenti l'ha fatta commuovere fino alle lacrime.

I fratelli haitiani sono stati chiamati da me a dire alcune parole all'assemblea. L'hanno fatto, nella loro lingua, naturalmente. Alla fine ho preso in mano il microfono e ho detto: "Io non ho capito niente. E
voi?". C'è stata una risata generale. Nel presbiterio abbiamo un Cristo, donato alla parrocchia dalla confraternita di Voltri. L'ho toccato
all'altezza delle ginocchia e ho detto: "Anche se non ci capiamo abbiamo qualcosa di grande in comune. Eccolo qui!". E la gente non si è potuta trattenere dall'esprimere con un applauso scrosciante la sua
partecipazione.

Dopo la messa, l'ultimo atto, bellissimo: siamo usciti fuori, e nel giardino della parrocchia abbiamo scavato una buca. Vi abbiamo piantato la pianta di mango nata dal quello stesso seme che suor Maria aveva portato ad Haiti l'anno scorso. E il mango, "concepito" in Repubblica Dominicana, 
nato in Haiti, continuerà a vivere qui, segno di qualcosa di grande. I fratelli che ci hanno visitato hanno voluto esprimere a questa maniera  la loro riconoscenza e il loro affetto.

Due comunità cristiane si sono sentite a questa maniera una cosa sola. In un paese dove l'haitiano è tutti i giorni sui giornali per parlare di espellerlo, è un segno di speranza molto grande.

don Lorenzo

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67: CRISTINA E' ENTRATA IN CONVENTO

Ciao a tutti!

Vi comunichiamo una cosa molto bella: il 4 scorso, vigilia della festa
della beata Maria Repetto, è entrata una "postulante" nella comunità delle
suore della missione.

Si chiama Cristina, è una ragazza di 19 anni, ha un carattere dolce ma
fermo. Già da vari mesi aveva chiesto di entrare, e ora le circostanze
l'hanno reso possibile. Vive con le suore, per ora lavoricchia come
insegnante in una scuola privata, e le accompagna nella preghiera.

Siamo molto contenti. Le suore, perché è un segno di fecondità per la loro
presenza qui. I preti, perché ci fa piacere veder crescere la famiglia.

E tutti ci sentiamo più impegnati a accompagnare con la preghiera questo
frutto bellissimo che è sbocciato nel nostro giardino.

E voi, ci accompagnerete?

                           suor Roberta, don Lorenzo, don Paolo

Buon cammino!

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68: SCEGLI UN TIGRE PER MARITO

Ciao a tutti, e buon anno!

La vita della missione ci mette a contatto tutti i giorni con casi di
grande povertà. Soprattutto di grave povertà morale. Situazioni nelle
quali la gente si sprofonda, e non sa come uscirne.

A. è una ragazza ancora minorenne. Famiglia di chiesa (non tutti), alcuni
impegnati come catechisti. Conosce un ragazzo che si innamora di lei, e se
ne innamora a sua volta. In famiglia la scoraggiano: è un tigre [qui
significa un poco di buono, un approfittatore, un violento, uno senza
morale, etc], lascialo, ha fatto questo e quest'altro.

L'amore è cieco? anche. In famiglia A. ha dei problemi di rapporto con la
madre e con il padre, aspira a una libertà maggiore. Si rende conto che
quello che le consiglia la madre sul ragazzo è vero, ma non ha la forza di
rompere. E poi il ragazzo è così dolce...

Cominciano a uscire insieme. A. è sul chi va là, perché lui non ne vuol
sapere di visitare la casa della fidanzata. A. si vede messa alle strette
da sua mamma: o viene qui a farsi conoscere o non può essere il tuo
ragazzo.

A. si mette con il tipo. Perché? preferisce il suo tigre alle esigenze che
le pone la famiglia? si sente matura per iniziare una vita di coppia? La
famiglia pensa che A. abbia fatto il passo per amore. In realtà lui se l'è
trascinata in casa, e praticamente l'ha costretta a rimanerci.

I primi due mesi sono un incanto. Dolcezze, sentimento, calore umano. Ma
passano svelti. Per A. l'amore si trasforma in un inferno. L'uomo dolce
che l'ha sedotta si rivela estremamente geloso. Non la lascia andare a
casa dai suoi; le fa una scenata ogni volta che lo informano che A. ha
scambiato una parola per la strada con un coetaneo. La picchia e la
insulta praticamente tutti i giorni.

A. ha subito un'operazione alla schiena, e non può fare sforzi. Nonostante
questo il suo uomo non ne vuol sapere di andare a prenderle le latte
d'acqua che le sono necessarie per lavarsi e fare i lavori della casa. E
anche questo si trasforma in occasione di sfuriate tremende.

Con il lavoro al mercato (caricare e scaricare frutta) il marito si
guadagna la vita. O meglio: se la guadagnava; perché un impulso violento
gli ha fatto aggredire con il macete una persona che gli sembrava che lo
volesse infastidire. Non è più tornata al mercato, per lui ormai è
pericoloso.

Si è messo nella droga. Comprare. E vendere. Impegnare le cose della casa
(radio, scarpe, TV, ecc.) per avere i soldi per comprare. E, quando non
glieli rubano, avere la droga e ri-piazzarla nel barrio.

A. ha dovuto diventare sua complice. Perché a una ragazza non le tengono
tanto gli occhi addosso, e così è lei che gliela porta da un posto
all'altro. Sa tutto del "giro". Conosce i soci e i clienti.

A. non sopporta più questa situazione. Ma non ha la forza di parlarne con
la madre. Né vuole rompere con il marito, che, più o meno velatamente, la
minaccia che la fa fuori o che fa fuori qualcuno dei suoi.


Non posso dirvi la continuazione di questa "storia", perché non si è
ancora realizzata. L'unica cosa che so è che il futuro di A. è molto
incerto. Qualunque cosa decida o faccia, si aprono versanti molto
pericolosi. Prego insieme a voi che sappia decidere qualcosa, e che abbia
la forza di assumersene le conseguenze, prima che sia troppo troppo troppo
tardi.


Buon cammino!

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69: ESPERIENZE PRECOCI

11 Marzo 2001

Ciao a tutti!

È da tanto che non vi scrivo, e voglio riprendere le buone abitudini!

Anzitutto un aggiornamento sul caso precedente, il caso di A. il cui
"marito" spaccia droga.

Ho avuto un momento di speranza perché A. è riuscita ad andarsene da casa
e a ritornare dai genitori. La mamma aveva intenzione di mandarla dalla
sua famiglia, nel "campo" di cui sono originari, per levarla dal pericolo.
Non so se ce l'ha fatta.

Quello che so è che dopo circa un mese A. è tornata con il "marito". "Per
amore o per le minacce?", le hanno chiesto. "Un po' per tutt'e due", è
stata la risposta. Ancora non si è risolto niente, purtroppo.


Invece volevo raccontarvi di una cosa che ogni volta che torno a prenderne
coscienza mi lascia mezzo sconvolto. Mi capita in questi giorni di
confessare bambini (di 8-12 anni) che si preparano alla prima comunione.
Ci sono state alcune occasioni, nella mia parrocchia ma soprattutto in
altre vicine.

Beh, su una cinquantina di bambini che ho confessato, sono usciti questi
casi:

- Una bambina/ragazzina di dodici anni rattristatissima perché si è
innamorata di un coetaneo. Naturalmente non si capisce la ragione dello
stato d'animo. Il dialogo fa uscire che la ragione dello sconvolgimento
sta nel fatto che lui si è "sposato" (= si è messo con una). "E mi aveva
detto che mi avrebbe aspettato per sposarci" (lacrime). Ecco, forse è
questo che la sconvolge. Mi immagino che il ragazzo sia più grande. "Ha la
mia età" (!), è la risposta. Domando allora con chi si è messo. "Con una
di vent'anni". Non so più cosa pensare...

- Un ragazzino di 13 anni. "Sono frutto di una violenza", mi dice
angustiato. Gli spiego che non è peccato, e che piuttosto il Signore lo
ama in una maniera particolare. "Mi sono espresso male", continua. "È che
sono stato violentato". Il fatto è successo qualche anno fa, ad opera di
qualcuno fuori della famiglia. Ma il ragazzo non ha avuto il coraggio di
parlarne con i suoi genitori.

- Altro ragazzino di 11/12 anni, di aspetto decisamente bambino. "Ho fatto
l'amore con mia cugina. Lei era d'accordo".

- Una ragazzina di 11 anni. "Di notte mio fratello viene nella stanza dove
dormo con le mie sorelle e mi comincia a toccare". Le consiglio di
parlarne subito con i genitori (che fanno vita di chiesa), perché possano
intervenire. Risulta poi che il ragazzo ha solo due anni di più, e che va
a messa tutte le domeniche. Qualche volta anche ai giorni feriali (!).

- Una ragazza di 16 anni. Ha la necessità di parlare ancora, dopo 5 anni,
della violenza ricevuta in casa dal padrastro. È una ferita che non le si
rimargina.


La riflessione che mi sorge spontanea è: se succede questo a quelli che
bazzicano intorno alla parrocchia, cosa sarà fuori? E cosa sarà nei
santuari del turismo, che ogni italiano sogna di poter "visitare"? Quante
infanzie bruciate? quanti sogni infranti? quanti incubi quotidiani?

La povertà del Guaricano significa una estrema precarietà per i deboli,
per i bambini in particolare. L'annuncio del Vangelo è quanto mai urgente,
oggi.

Buon cammino!

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70: Pastorale scolastica

28 Marzo 2001

Ciao a tutti!

Vi comunico una notizia molto buona: stiamo organizzando un ritiro
spirituale di tre giorni per tutti i professori di scuola del Guaricano.

Mi immagino la reazione di qualcuno: e tu dici che i professori
parteciperanno? Era la domanda che avevo dentro anch'io, e devo dire che
mi sono deciso a organizzarlo quando ho avuto una esplicita richiesta di
alcuni di loro.

In realtà, abituati come siamo alla laicità della scuola italiana, e
all'atteggiamento "contro" le scuole cattoliche in Italia, a noi sembra
una cosa che uno non può neanche pensare.

Qui la situazione è diversa. La scuola cattolica è dalla gente considerata
molto migliore di quella statale. Nella scuola statale c'è generalmente
rilassamento, e la gente, che è entrata con questo o quel partito, molte
volte non compie il suo dovere. Invece le scuole della chiesa hanno più in
mano la situazione e offrono un servizio migliore.

Bene, tornado al ritiro, con due parrocchiane stiamo facendo il giro delle
scuole pubbliche e private per pubblicizzarlo. La accoglienza non è in
tutti i posti la stessa. Tra le scuole pubbliche, in una abbiamo trovato
tanta freddezza; è una scuola dove la direzione ha poco mordente e è
abbastanza lontana dalla chiesa. In altre tre la presenza di direttori più
di chiesa (che magari non vanno a messa, però credono) ha suscitato un
entusiasmo tra i professori.

Abbiamo dato il termine per l'iscrizione per il 31 di marzo. Vogliamo
sapere per tempo quanto participaranno, perché gli daremo da mangiare per
tre giorni. Finora hanno pagato una decina, ma almeno altri 30 hanno detto
che hanno intenzione di partecipare.

C'è posto per 80 persone - tutti i professori del barrio sono sui 150 -, e
noi chiediamo al Signore che non rimangano posti vuoti. Vogliamo, "Dios
mediante", come dicono qui, che i professori del Guaricano sentano nel
loro complesso un cambio nella loro vita.

Dal ritiro si vogliono far nascere comunità di professori: gruppi che si
incontrino settimanalmente, per continuare a crescere e approfondire
ancora di più la loro appartenenza alla chiesa. E sono sicuro che il
Signore ci aiuterà in questo.

Nel frattempo, un altro direttore mi ha invitato per una messa in un liceo
serale. È stata un'esperienza bellissima, per la partecipazione di molti
studenti, per l'impegno dei prof. nel preparare la messa, per il
coinvolgimento della comunità parrocchiale.

Questa scuola dominicana è veramente un buon campo di apostolato e
evangelizzazione. Il Signore continua la sua opera!

 

71: Il far west

28 Marzo 2001

Ciao a tutti!

Dopo avervi scritto oggi stesso del ritiro con i professori, vi dò
purtroppo una notizia meno buona.

Sono le 9 e mezza di sera. Esattamente 24 ore fa, sui gradini
dell'ingresso posteriore della nostra scuola si è sparso sangue.

C'erano tre giovani che stavano giocando con qualcosa tipo domino. È
arrivata una macchina e ne sono scese quattro persone. Uno di essi ha
estratto una pistola e ha sparato a sangue freddo contro uno dei giovani.
Il tipo deve aver avuto la forza di scappare, perché gli altri tre colpi
che gli hanno tirato l'hanno freddato cinque metri più in là.

Gli uccisori hanno trascinato il cadavere fin dietro l'angolo, davanti
alla casa dove il giovane viveva. Dopodiché se lo sono caricato sulla loro
auto e sono ripartiti sgommando.

È un telefilm poliziesco? no, purtroppo, è la cruda realtà. Il giovane
freddato era un pregiudicato: un "atracador", cioè uno che assaltava la
gente per rubargli. E con tutta probabilità aveva fatto fuori molte
persone. Entrava e usciva dal carcere. Sembra che sistematicamente parenti
emigrati negli USA mandassero soldi alla famiglia per "tirarlo fuori". Non
con gli avvocati, naturalmente. Si scopre quindi un tessuto di connivenze
e complicità.

Finché non hanno deciso di farla finita. Un criminale in meno. Senza
troppo clamore.

Sui giornali di oggi dicevano che il morto aveva in mano una mitraglietta.
Ho chiesto a quelli che vivono di fronte a dove l'hanno ammazzato. Hanno
detto tutti che non aveva nessuna arma. Anzi, stava piluccando una banana.

Se l'è cercata? forse. Sta di fatto che la polizia non va troppo per il
sottile. La vita umana vale ben poco, qui.

 

72: Il Ritiro sta funzionando!


Ciao a tutti!

Vi ricordate che vi parlavo del ritiro di professori che stavamo
organizzando? Beh, è partito! e molto bene, grazie al Signore!

Si sono iscritti ben 55 professori: più o meno un terzo di tutto il corpo
docente di tutte le scuole di Guaricano!

L'equipe che sta dando il ritiro è molto contenta della risposta che vede
nelle persone. Io stesso vedo in molti di essi la contentezza
dell'esperienza che stanno facendo.

Adesso è l'una e mezza del pomeriggio. Appena finisco questo messaggio
vado là di corsa perché abbiamo la Liturgia Penitenziale. Il p. Diego, che
è qui con noi, mi viene a aiutare, e sono certo che sarà un momento molto
fecondo.

Il ritiro finisce domani, martedì, con la Messa finale. Abbiamo invitato
tutti a partecipare, per accogliere questi professori nella chiesa
concreta che è la parrocchia.

Tutta la parrocchia sta pregando per questo ritiro, e chiedo anche a voi
di continuare a pregare.

Buon cammino!

73: Il Ritiro ha funzionato!

Buone notizie! Il ritiro dei professori di Guaricano non solo è partito
bene, ma è finito meglio.

Il primo giorno mancavano alcuni che erano impossibilitati a partecipare,
ma che sono arrivati il giorno dopo. In tutto hanno partecipato un 55
professori, e tra di loro c'erano almeno 7 tra direttori e vice!

Tutti hanno sentito viva la presenza del Signore. Per me è stata una gioia
il momento delle confessioni. Tante, e sincere, con un desiderio vivo di
essere in pace con il Signore. Per molti di loro il processo della
riconciliazione non si è potuto concludere, perché non sono sposati in
chiesa, ma c'è tanta buona volontà.

Il momento delle testimonianza, sul finire del ritiro, è stato toccante.

- Varie persone hanno detto che il Signore gli ha dato la forza di
perdonare vecchi rancori.

- Floiràn, un professore nostro, ha chiesto scusa a Margarita, dalla quale
si era visto soffiare il posto di direttore della scuola serale, posto al
quale aspirava e per il quale aveva montato un mezzo sciopero di tutti i
professori della scuola (vi avrei voluto parlare di questo nelle
"Notizie", ma non ce l'ho fatta. È stato un bel momento di tensione, un
mini tentativo di 'ribaltone' verso la direzione, ma grazie a Dio e
all'appoggio di tanti sono riuscito a governarlo).

- Virginia, un'altra professoressa nostra, ha detto che ha già visto
cambiare il rapporto con il marito, uomo dedito alla birra e estremamente
"machista". Si sono promessi a vicenda che cambieranno i loro
atteggiamenti negativi.

- Magallanes, un direttore, ha ricordato che esattamente 21 anni fa
terminava il cursillo di cristianità, e che oggi come allora il Signore è
entrato profondamente nella sua vita.

- Eleuterio, un uomo sulla mia età, ha confessato di aver sentito una
chiamata forte del Signore a ravvivare la fede che aveva lasciato mezza
sepolta.

- Glennys, altra profe nostra, ha promesso davanti a tutti che cambierà
alcuni atteggiamenti duri verso il marito, e lo ha pregato di darle più
affetto.

- Ricardo, suo marito, da parte sua ha detto che è venuto al ritiro senza
volerlo, ed è entrato senza nessuna fede. Però nel momento
dell'invocazione dello Spirito ha sentito una sensazione di calore su di
sé quando gli si imponevano le mani, e ha sentito che Cristo lo toccava.
Ha concluso dicendo che forse non si unirà ancora a nessuna chiesa, però
ormai ha conosciuto Cristo e non lo abbandonerà più.

- Particolarmente toccante è stata la testimonianza di una professoressa
evangelica pentecostale. Ha partecipato al ritiro, e ne è stata molto
contenta. Segno di un ecumenismo che può crescere anche qui, come già è
vivo da noi.


Infine quello che è successo a Nilda, anche lei profe nostra. È sposata
solo in civile, e aveva parlato con me del fatto che il marito non vuole
sposarsi in chiesa. Da parte mia l'avevo invitata alla preghiera e alla
speranza, e le avevo suggerito che a suo marito gli parlasse del suo
desiderio di vivere in grazia di Dio, e che gli chiedesse il matrimonio
come un gesto d'amore, facendogli sentire che se voleva farla felice la
strada era quella di concedergli il matrimonio religioso.

Beh, alla fine di tutto mi dice: "Padre, sa che mi sposerò presto? mio
marito non è più contrario come prima!" Miracolo dello Spirito, dico io,
come ha potuto convicerlo? "Beh, è andata così", mi risponde. "Sono
arrivata a casa e gli ho detto: 'Dice il padre che dobbiamo sposarci'. Lui
ha fatto un sorriso che chiaramente non era un no, e che era praticamente
un sì".


Il ritiro è terminato con la Messa. Avevo convocato tutta la comunità
parrocchiale per accogliere i professori. La partecipazione è stata buona
e intensa. Come sempre, lo scambio della pace è stato spettacolare.

L'omelia è stata centrata sulla memoria dell'azione dello Spirito nel
ritiro: come ha fatto con il deutero Isaia, allo stesso modo il Padre ha
messo nel cuore di questi professori il desiderio di essere testimoni e
evangelizzatori; e, secondariamente, sul rischio del "ti seguirò dovunque
andrai" che Pietro dice a Gesù durante l'ultima cena, e Gesù deve
abbassargli la cresta: alla stessa maniera ho invitato i professori a
moderare le loro incandescenze spirituali, per cercare di continuare a
formarsi spiritualmente.

Abbiamo già in programma il post-ritiro: domenica 22 di questo mese ci
rivedremo con tutti loro, per proporre il cammino di fede successivo al
ritiro.

Vi chiedo una preghiera perché anche questa seconda fase possa essere
fruttuosa come la prima.

Lode al Signore che fa cose grandi!

Buon cammino!

74: La Settimana Santa

Vi ho già raccontato del ritiro dei professori, e della gioia che ha
portato alla loro vita. Ora voglio raccontarvi qualcos'altro della
settimana santa delle nostre tre parrocchie.

Il Giovedì santo mattina siamo stati in cattedrale per la Messa Crismale.
A ogni parrocchia (parroco più delegati laici) sono stati consegnati gli
oli. La omelìa del cardinale ha ripreso il messaggio del papa ai sacerdoti
per il giovedì santo, tema, la Riconciliazione.

La messa della Cena del Signore non ha avuto in Santa Margherita cose
particolari, a parte che abbiamo fatto la lavanda dei piedi con dodici dei
ministri della parrocchia. Si è notato in loro una certa ritrosia al
momento di farsi lavare il piede. Si sentivano a disagio. Nei giorni
seguenti, qualcuno ha dato testimonianza che si è sentito toccato
profondamente.

La parrocchia di Santiago ha lavato i piedi ai bambini. Invece quella del
Amparo ha scelto persone appartenenti a tutte le categorie: bambini e
ragazzi, giovani e uomini, operai e insegnanti, ecc. Si è così espressa in
maniera grande tutta la ricchezza del popolo di Dio.

Il venerdì santo ci ha visto le tre parrocchie unite, insieme a tutte le
sedici parrocchie della zona pastorale, in un "Via Crucis per la vita",
che era centrato, oltre che sulla passione del Signore, sul tenere viva
l'attenzione pubblica sulla promessa che il governo ha fatto di costruire
a Villa Mella (4 km da noi) un ospedale regionale. Abbiamo chiesto al
Signore di poter avere questo ospedale, e la gente ha partecipato numerosa
e con molta attenzione. Soltanto che di Guaricano c'eravamo quasi mille
persone!

La parrocchia di N.S. del Amparo ha avuto una partecipazione particolare
in questa Via Crucis, perché era il loro il crocifisso che abbiamo
portato. Donato da una confraternita di Voltri. A noi missionari genovesi
ci faceva sentire un po' più a casa nostra.

Nel pomeriggio, le celebrazioni della passione del Signore.

A Santa Margherita, la mattina del sabato santo è stata dedicata alla
preparazione finale dei catecumeni. Hanno ricevuto l'unzione pre-
battesimale, e gli sono state date le ultime raccomandazioni per la sera.

La solenne vigilia pasquale, centro dell'anno liturgico, ha in Guaricano
una sfumatura particolare con l'acqua: tutti portato latte o barattoli o
bottiglie d'acqua alla celebrazione, per averla benedetta. Purtroppo
questo ha vari inconvenienti: primo, che tutte le volte fanno un casotto
con i recipienti, e c'è sempre qualcuno che litiga; secondo, che l'acqua
non è qui un simbolo trasparente del battesimo come è da noi, e moltissima
gente, che non sa niente della sua fede, la usa per faccende strane (culti
magici). Di fatto quest'anno in Santa Margherita abbiamo organizzato un
servizio d'ordine che ha fatto lasciare fuori i recipienti dell'acqua, e
le cose sono andate molto meglio. La gente ha commentato che non avevano
mai visto una celebrazione tanto composta.

Ma la cosa più bella è stata l'acqua "liturgica":
- Abbiamo avuto il battesimo di 30 giovani e adulti. Dopo almeno un anno
di catechesi, hanno vissuto la preparazione catecumenale intensa nella
quaresima, e la comunità l'ha accompagnati praticamente tutte le
domeniche. Alla stessa maniera, tutta la comunità ha gioito con loro per
il loro battesimo.
- Si è fatta l'aspersione con l'acqua in ricordo del nostro battesimo. Può
essere forse un gesto banale, ma qui è sentito moltissimo. La gente riceve
con gioia il bagno dell'acqua, e rimane male se non sono innaffiati
abbondantemente. Bisogna stare attenti a non dimenticarsi qualcuno! Molti,
ai quali forse era stata sottratta la bottiglia dell'acqua, hanno sentito
in questa maniera la vera forza dell'acqua, l'acqua del loro battesimo.

La domenica mattina, in Santa Margherita abbiamo avuto le nozze della
coppia che sono i responsabili del gruppo giovani. È stata una
celebrazione della comunità, molto partecipata, e alla fine è nato
spontaneo un ballo!

Pomeriggio, messa a Duquesa, vicino al deposito della spazzatura, dove
sono stati battezzati 6 bambini del catechismo. C'è stata una forte
partecipazione della comunità, e c'è stata l'occasione per proporre e far
accettare un corso di preparazione al matrimonio per i genitori dei
bambini battezzati! È stato un bel regalo del Signore. Lo faremo penso in
luglio, e ci aiuterà a edificare la chiesa in quel paesino dove finora si
è smosso poco.

La parrocchia di Santiago farà il battesimo dei catecumeni la domenica
prossima. Anche là, la preparazione quaresimale è stata intensa, con
catechesi, convivenze, ritiri. E la domenica seguente i battesimi dei
bambini. Non si riposa, qui. La vita della chiesa è tutta una festa.

Grazie a Dio!

75: Una buona notizia sull'abuso infantile!

Mi sembra che vi avevo già parlato dei problemi di molti bambini qui.

Beh, una buona notizia, anzi due.

La prima: domani faremo una Messa, promossa da un gruppo di "promotrici
legali in favore della donna" della parrocchia. Per tener viva la
attenzione sul problema.

La seconda. Alcuni mesi fa una bambina di 11 anni mi aveva parlato di un
problema con il fratello (14 anni) che di notte la cercava nel suo letto,
e lei doveva andarsene nel "lettone". Stasera sono riuscito a far parlare
questa bambina con sua mamma. La quale è una santa donna, e si è un po'
stupita, come è naturale, ma ora è in grado di dire e fare quello che deve
in casa con il figlio maggiore. Entrambe, madre e figlia, se ne sono
andate contente dal mio ufficio. Il Signore è grande!

Buon cammino!

76: Una sorpresa al ritorno

Ciao a tutti!

Da una settimana sono tornato qui a Santo Domingo. Naturalmente ho trovato
un sacco di cose arretrate, e sto correndo per cercare di mettere a posto
qualcosa...

Devo però dirvi che insieme agli arretrati ho trovato degli... avanzati!
Cioè cose che sono finalmente partite. Due cose sono state per me
bellissime notizie:

1. Nella scuola, 5 maestri e maestre sono partiti con un gruppo giovanile
scolastico. La cosa era nell'aria dall'inizio delle lezioni (settembre
scorso), ma per varie ragioni non si era potuta realizzare. Un periodo una
maestra era in maternità, poi è toccata a un'altra, poi c'erano le prove
quadrimestrali, ecc.

I 5 maestri hanno invitato praticamente tutti i ragazzi/e del secondo
ciclo (da quinto a ottavo della scuola primaria). Il risultato è che su
600 ragazzi hanno partecipato più di 100! con un buon grado di interesse!

Ho potuto partecipare al secondo incontro, e li ho trovati molto motivati.
Non mi metterò a coordinare direttamente questo gruppo di ragazzi, ma ho
dato istruzioni chiare ai professori su quello che mi aspetto. E cioè che
aiuti questi ragazzi a trovare il cammino della chiesa. La triste realtà è
che moltissimi (il 50%) non sono ancora battezzati, e la maggior parte di
battezzati non hanno mai ricevuto l'iniziazione all'Eucaristia.

Chiedo al Signore che questo nuovo gruppo sia un ponte tra Cristo e la
gioventù. I profe che lo dirigono hanno le idee chiare su questo, e ciò mi
lascia ben sperare.

2. Stasera stessa, in una messa per uomini, un animatore ha dato la sua
testimonianza di abbandono di una situazione di peccato. Ha sui 58 anni, e
da 25 anni è catechista e animatore di comunità. Vedovo, circa tre anni fa
si era messo con una donna divorziata, e ha convissuto con lei fino a una
settimana fa. Nonostante lui sapesse bene che non stava facendo la volontà
del Signore, ciononostante non riusciva a divincolarsi da questa
situazione di peccato.

A forza di pregare, lui e molti altri, e di chiedere consiglio, finalmente
ha potuto fare il grande passo: è andato a stare in un'altra casa.

Alla messa ci ha detto: "Alla sera sono lì solo, ma canto a voce alta,
posso leggere la bibbia, e sono felice della vita che ho il Signore
accanto a me". La testimonianza ci ha commossi, e dall'assemblea è partito
spontaneo un applauso e un canto di ringraziamento al Signore.

Buon cammino!

77: Una giornata di comunità

Ciao a tutti!

Una volta tanto vi racconto un qualcosa che abbiamo vissuto con la
comunità della missione. Ci siamo presi un giorno di tranquillità e siamo
andati al mare.

La meta è stata abbastanza facile da scegliere. Attorno alla capitale non
ci sono tante spiagge belle. Juan Dolio è la migliore, a solo 30 km dalla
città. Non per niente ci sono alberghi per tutti i gusti e c'è anche una
residenza presidenziale.

C'eravamo Lorenzo e io, Francesco, don Franco, che da 20 giorni è qui con
noi, suor Roberta, suor Patrizia, suor Modesta e suor Lidia, e Cristina,
una loro postulante. Inoltre abbiamo portato con noi anche Edinson, il
figlio di una donna che lavora in casa nostra, e un'altra bambina, Francia.

La giornata ci è passata sulla spiaggia, senza tante cose particolari. Ci
siamo passati alla buona, un po' come i bambini: il bagno, chi voleva (con
le inevitabili scottature, grazie a Dio niente di grave), il pranzo al
sacco, leggere un po' chi voleva, un po' di preghiera insieme (Ora Media e
Vespri), e chiacchere.

Quali sono state le cose più belle?
- sguazzare nell'acqua in piena libertà, facendo capriole e lanci dalle
spalle del compagno
- prendere il fresco sotto una enramada coperta
- passare 6 ore senza fretta
- sentirsi liberi nel chiaccherare
- fare giochi stupidi tipo rincorrersi sulla sabbia
- la serenità di stare insieme
- coprirsi di sabbia
- farci foto e ridere per il ridicolo che venivano (con la macchinetta
digitale)
- ricevere dal Signore l'armonia di essere comunità

Non siamo stati tanto, perché dalle 9 che siamo partiti, alle 5 eravamo
già di ritorno. E per me e don Franco c'è stato ancora il tempo di andare
in parrocchia e di vedere un po' di persone (io) e il gruppo dei giovani
(Franco).

Era da un po' che ne sentivamo la mancanza, di una giornata come questa.
Il Signore ci ha fatto proprio un bel regalo!

Buon cammino!

 

78: Le prime impressioni di don Franco

Ciao a tutti! 

Vi "passo" le prime impressioni di don Franco qui da noi.

Seguiranno altri messaggi. Buona lettura!

----
Santo Domingo, 24 maggio 2001

O.K.,

eccomi a cercare di condividere un pochino le prime impressioni di questa nuova 
avventura....

Intanto ringrazio tutti quelli che mi hanno inviato e-mail: sono stati veramente tanti, ed 
è stato molto bello, in questi primi giorni di vita dominicana, ricevere tanti auguri di 
benvenuto da amici fisicamente lontani, ma che si sono dimostrati vicini con il cuore!

È davvero importante sapere che non si è soli, poter contare sull'affetto,  sull'appoggio,
sulla presenza di tante persone care.

Non voglio fare una sviolinata, ma il cuore si gonfia e le difficoltà si ridimensionano 
davanti a una così bella dimostrazione di amicizia!

Avrei voluto rispondere a tutti personalmente, ma siccome le persone che mi hanno 
contattato via e-mail, finora, sono state davvero tante, lo faccio con questa lettera 
"circolare".

È chiaro che... anche se questo scritto è uguale per tutti, ciascuna delle persone a cui 
arriverà questa lettera (e spero che circoli e raggiunga il maggior numero di persone 
possibili...) occupa un posto specialissimo nel mio cuore, e di questo devo dire  grazie
a Dio e a te che stai leggendo: davvero il Signore attraverso te mi ha fatto un  dono
stupendamente grande!

Chiedo scusa se ho fatto passare qualche giorno prima di rispondere: non è facile da 
qui collegarsi a Internet, e già vari tentativi di spedire questo mio scritto sono andati 
falliti.

Vi racconto qualcosa delle primissime impressioni di questa avventura, che si 
presenta davvero entusiasmante, e vi faccio la cronaca delle prime attività qui.

Il viaggio in aereo è... volato via, anche se le ultime ore non passavano più: dalle 15 
del pomeriggio (in Italia le 21) alle 19 della sera (ora in cui l'aereo è atterrato a S. 
Domingo, l'una di notte in Italia) davvero sembrava che il tempo non scorresse...; 
d'altronde... eravamo in viaggio dalle 7 del mattino (con una sosta di quattro-cinque 
ore a Parigi...)!

La missione è - chiaramente - completamente fuori dai circuiti turistici, a un'ora di 
macchina dall'aeroporto, su strade che sono piene di buche, a tratti sterrate, 
completamente buie di notte e con un traffico ininterrotto di macchine guidate da veri 
e propri pazzi (a Napoli ci sono un ordine e una calma esemplari, rispetto a qui...).

Dopo il viaggio la prima cena (minestrone alla genovese preparato da una signora 
dominicana, arricchito dal pesto fresco che padre Paolo - qui noi preti siamo tutti 
chiamati così: io sono padre Franco - aveva fatto arrivare con noi da Genova...) e 
poi... a nanna.

La mia camera affaccia sulla strada, dove automobili, moto senza marmitta, camion 
rumorosissimi si avvicendano in continuazione.

Il caldo e le zanzare completano il quadretto, dando una nota di colore al variopinto 
sottofondo di musica sudamericana che fa da sfondo per tutta la notte.

Eppure ho dormito bene, di gusto, protetto da una zanzariera che dominava il mio 
letto con aria di sfida per le zanzare (che sono riuscite a pungermi comunque: sono 
davvero bastarde da queste parti, e sono anche silenziose, arrivano senza ronzii, 
colpiscono e se ne vanno...).

Il giorno dopo, il primo per me qui a S.Domingo, un giro per il barrio (in spagnolo vuol 
dire: quartiere).

Il primo impatto è davvero traumatico.

Con padre Paolo ci portiamo verso una tendopoli.

Lì ci sono accampate 72 famiglie a cui sono bruciate le case in un incendio tempo 
prima.

Vivevano in tre palazzine che avrebbero dovuto ospitare trenta famiglie, in realtà ce 
ne erano appunto 72.

La situazione è drammatica.

Le tende sono grosse tende di stoffa militare pesantissima, rabberciate, strappate, 
aggiustate alla meglio, sostenute da pali, alberi, bastoni di fortuna.

Entriamo: un pullulare di bambini nudi che corrono a destra e a sinistra, un caldo che  ti
fa venire un senso di soffoco, una puzza irresistibile. mi vergogno della voglia che  ho
di scappare, del senso di fastidio che provo per quella situazione.

Più di cinquecento persone vivono promiscuamente in quei grossi tendoni, in stanze 
ricavate da mobili che separano sommariamente gli ambienti, da paratie di legno, di 
plastica, di nylon, da corde su cui sono appesi magliette, pantaloni, mutande....

In una tenda anche 20, 30 famiglie insieme: l'intimità e la riservatezza sono parole 
senza nessun significato, qui in questa situazione...!

Dentro l'umidità, il caldo, il senso di soffoco sono impressionanti.

I piedi affondano nella melma, le bestie legate e controllate perchè non si perdano o 
siano rubate nella confusione da qualche vicino (galline tenute al guinzaglio, legate 
alla sponda del letto o portate a spasso da bimbi che fanno di questo il loro diversivo).

Siamo accolti bene. Padre Paolo mi presenta e poi discute con il "capocomunità" le 
novità di questo ultimo periodo: il governo ha promesso, i politici si sono impegnati a 
parole, il Parlamento ha deliberato.... Usciamo: tiro un sospiro di sollievo lungo  quanto
un'omelia di quelle noiosissime, l'aria fuori mi sembra di colpo salubre,  frizzante,
desiderabilissima. Una ragazza in cinta ci saluta: ha in sè il figlio concepito  in quella
vergogna, e la sua gioia, il suo sorriso gattano uno squarcio di luce nella  bruttura di
quella situazione: lei ha raccolto la sfida e ha fatto trionfare la vita.

Penso con tristezza che in questo momento tanti ragazzi e ragazze della sua età, a 
dieci ore di volo da qui, gettano quotidianemente la spugna, rifiutando la sfida, si 
trascinano nella disperazione senza guizzi, camminano con nel cuore la morte in un 
quotidiano insulso e banale. Mi sento piccolo.

Il giro continua, ma tralascio tanti particolari per non essere pesante..

Il secondo momento che mi piace condividere con voi è l'incontro con gli animatori 
delle Comunità di base (la Parrocchia è divisa in tante piccole Comunità di base, 
ciascuna animata da un laico o una laica...).

Si parla del padre Nostro, ed esattamente della frase "Dacci oggi il nostro pane 
quotidiano...".

Le osservazioni mi piombano sul capo come una mazzata.

Persone semplici, ignoranti, qualcuno non sa neanche leggere.

Ma le loro provocazioni sono terribili, acute, taglienti...: "Qualcuno dice Padre nostro, 
ma farebbe meglio a dire Padre mio: se non condividi ciò che hai con gli altri, se il 
pane che hai lo consideri pane solo tuo, allora con che coraggio puoi dire che Dio è 
Padre nostro, se tu pensi solo a te stesso? Gesù ci ha insegnato a condividere, ma 
noi ci siamo appropriati di tutto: del pane, dell'amore, delle cose e anche di Dio..."

"Sono loro i missionari - mi viene da pensare - io sono qui per imparare..."

La giornata prosegue: l'incontro con i giovani, la passeggiata nel barrio, la Messa 
celebrata in spagnolo.

E poi i giorni successivi, con l'esperienza di guida automobilistica più traumatica e 
divertente che abbia mai fatto (provare per credere...), il cambio dei dollari, la  Libreria
dell'Arcivescovado....

E ancora la visita ai malati; le Messe in spagnolo; le frotte di bambini che sempre 
corrono incontro in un'accoglienza gioiosa, accattivante; la miseria che è 
inimmaginabile per noi.

E la dignità, la sensibilità, l'affabilità di questa gente, che strozzano la gola con un 
nodo per i gesti, le attenzioni, la semplicità.... Non voglio fare della poesia: la 
situazione è terribile per loro. Eppure...!

Ma non voglio tediarvi oltre (non vorrei che le relazioni via e-mail si interrompessero 
bruscamente per... la noia di leggere tutto questo che scrivo!) e poi... non so se in 
futuro potrò scrivere sempre così a lungo...: meglio non esagerare...!

Nota: l'e-mail a cui rispondermi è francopreteperte@softhome.net

spero che questo e-mail arrivi al maggior numero possibile di persone!

grazie a tutti di tutto: siete nel mio cuore!
                                   
                                 I CARE!

                                                                                                      don Franco
Buon cammino!

16/6/2001

79: Religiosos denuncian inseguridad en guaricanos

Ciao a tutti!

C'è stata una visita del capo della polizia a Guaricano, ieri, e con
Lorenzo ne abbiamo approfittato per consegnargli un documento sulle
condizioni di sicurezza del barrio.

Il documento è in spagnolo, e non ce la faccio a tradurvelo.

Vi invito a dare un'occhiata a questo riassunto (fedele) che ha fatto un
giornale.

Religiosi denunciano insicurezza nel Guaricano

di Juan Mª. Ramirez

Le parrocchie e le organizzazioni comunitarie del Guaricano, nel nordovest di Santo Domingo consegnarono un documento al Capo della Polizia Nazionale nel quale si lamentano dell’insicurezza, della tossicodipendenza, della violenza, della prostituzione e di una polizia che fa paura ai cittadini.

Tutti questi problemi, propone il documento, si uniscono allo stato di insicurezza, al deterioramento dell’educazione e al totale abbandono in cui è sprofondata la comunità del Guaricano.

La comunicazione è firmata dai sac. Lorenzo Lombardo, parroco della Chiesa Santiago el Menor e Nostra Signora del Amparo, e Paolo Benvenuto, di Santa Margherita di Alacoque, così come dall’associazione Pro Desarollo e altre organizzazioni della comunità.

Il documento osserva che non passa una settimana senza che si creino rapine, violenze e morti. Fu consegnato al Capo della Polizia, maggiore generale Pedro de Jesùs Candelier, durante una visita che fece al barrio La Mina del Guaricano.

Evidenziano nella comunicazione che le famiglie temono di mandare i propri figli e le figlie alle scuole serali a causa del pericolo a cui sono esposti.

Affermano che hanno prove dei delitti commessi nella comunità, ma che mai portano la denuncia alla Polizia perché anticipatamente si sa che non li vanno a risolvere.

Sollecitano un servizio fisso di pattuglie di poliziotti che circondi la zona nelle ore notturne perché la malavita non metta le sue radici.

Denunciano che nel settore si vendono droghe persino in negozi, sotto gli occhi degli abitanti, cosa che aumenta la preoccupazione alle famiglie, per le conseguenze che il vizio provoca ai giovani.

"La droga distrugge il giovane, lo lega al mondo dell’illegalità, lo porta alla violenza e distrugge anche la sua famiglia", sottolineano i sacerdoti.

Esigono dalla Polizia che affronti seriamente il problema, inoltre che consideri che è necessario si stabiliscano parametri che permettano di affermare "quali dei membri della Polizia sono complici con il mondo della droga, perché si prendano provvedimenti contro di essi.

Indicano che nelle discoteche circolano droghe, il sesso si riduce a merce, le persone si degradano con l’abuso dell’alcool, cosa che provoca violenza, tanto dentro questi affari come fuori.

"Chiediamo che si controlli questo fenomeno, affinché le discoteche possano essere luoghi sani per il divertimento dei giovani", sottolineano i sacerdoti.

Dicono che la povertà estrema dei Guaricanesi ha incentivato la prostituzione occasionale e che si sono fissate case e gruppi di giovinette che si dedicano a questa pratica. Uno di questi gruppi, dicono, è conosciuto come "Sabyayinasi" che opera nella via principale del barrio.

Nel documento consegnato al generale Candelier Tejada, durante la giornata "Un giorno col barrio", protestano che da poco più di un mese, un’automobile con quattro poliziotti senza divisa sostò nella via Tercena, di fronte alla scuola cattolica Padre Sindulfo Andujav, dove s’impartiva docenza, gli agenti ammazzarono un giovane che trascinarono fino di fronte alla sua casa per mostrarlo a sua madre e al resto della famiglia, la qualcosa commosse il barrio.

Avvertono che gli agenti sono decisi a commettere altri crimini contro compagni di chi lasciavano senza vita, perché finora i responsabili del fatto continuano attivi burlandosi di tutti.

 

TESTO ORIGINALE DEL QUOTIDIANO

RELIGIOSOS DENUNCIAN INSEGURIDAD EN GUARICANOS

POR JUAN MARIA RAMIREZ

Las parroquias y las organizaciones comunitarias de Los 
Guarícanos, en el noroeste de Santo Domingo, entregaron un 
documento al Jefe de la Policía Nacional en el que se quejan 
de la inseguridad, la drogadición, la violencia, la 
prostitución y una policía que mete miedo a los ciudadanos.
Todos estos problemas, plantea el documento, se unen al estado 
de insalubridad, deterioro de la educación y al total abandono 
en que ha sido sumida la comunidad de Los Guarícanos.
La comunicación está firmada por los sacerdotes Lorenzo 
Lombardo, párroco de la iglesia Santiago el Menor y Nuestra 
Señora del Amparo, y Paolo Benvenuto, de Santa Margarita de 
Alacoque, así como por la Asociación Pro Desarrollo y otras 
organizaciones de la comunidad.
El documento advierte que no pasa una semana sin que se 
produzcan atracos, violencias y muertes. Fue entregado al jefe 
de la Policía, mayor general Pedro de Jesús Candelier, durante 
una visita que hizo al barrio La Mina de Los Guarícanos.
Expresan en la comunicación que las familias temen enviar a 
sus hijos e hijas a las escuelas nocturnas debido al peligro a 
que son expuestos. 
Afirman que tienen contancias de delitos cometidos en la 
comunidad, pero que nunca llevan la querella a la Policía, 
porque de antemano se sabe que no los van a resolver.
Solcitan un servicio fijo de patrullas de policiales que 
circunde la zona en horas nocturnas para que la mala vida no 
eche sus raíces.
Denuncian que en el sector se venden drogas hasta en colmados, 
bajos los ojos de los moradores, lo que llena de preocupación 
a las familias, por las consecuencias que el vicio provoca a 
los jóvenes.
"La droga destruye al jóven, lo ata al mundo de la ilegalidad, 
lo lleva a la violencia y destruye también a su familia", 
resaltan los sacerdotes.
Exigen a la Policía que enfrente seriamente el problema, 
además de que considera que es necesario que se establezcan 
parámetros que permitan establecer "cuáles de los miembros de 
la Policía son cómplices con el mundo de la droga, para que se 
tomen medidas contra ellos."
Indican que en las discotecas circulan drogas, el sexo se 
reduce a mercancías, las personas se degradan con el abuso de 
alcohol, lo que provoca violencia, tanto dentro de esos 
negocios como fuera.
"Pedimos que se controle este fenómeno, a fin de de que las 
discotecas puedan ser lugares sanos para la recreación de los 
jóvenes", recalcan los sacerdotes.
Dicen que la pobreza extrema de Los Guarícanos ha incentivado 
la prostitución ocasional, y que se han establecido casas y 
grupos de jovencitas que se dedican a esa práctica. Uno de 
esos grupos, dicen, es conocido como "Sabyayinas", que 
funciona en la calle principal del barrio.
En el documento entregado al general Candelier Tejada, durante 
la jornada Un Día con el Barrio, plantean que hace un poco más 
de un mes, un carro con cuatro policías sin uniforme se 
estacionó en la calle Tercera, frente a la escuela católica 
Padre Sindulfo Andújar, donde se impartía docencia, los 
agentes mataron a un joven, a quien arrastraron luego hasta el 
frente de su casa para enseñarselo a su madre y el resto de la 
familia, lo que conmovió el barrio.
Advierten que los agentes están decididos a cometer otros 
crímenes contra compañeros del que dejaron sin vida, porque 
hasta la fecha los responsable del hecho continúan activos, 
burlándose de todos.

 

80:...Contesto il G8. E contesto i contestatori...!


Diversi hanno condiviso idee, manifestato dubbi, comunicato opinioni sul
prossimo G8 che si terrà a Genova: gli "8 grandi della terra" che si danno
convegno per affrontare i problemi dell'economia, della sicurezza
internazionale, dello sviluppo.

Io sono un povero prete ignorante, e faccio fatica a entrare nei
meccanismi complessi e sofisticati che stanno dietro la logica di queste
cose.

Però mi verrebbe da dire che ... già la partenza è discutibile: gli "8
grandi della terra"; "grandi" perchè? Io non riesco ad accettare che la
grandezza possa essere stabilita in base a dei criteri di potere
strategico, economico, militare, politico, etc.

Guardavo negli occhi, in questi giorni, alcuni dei giovani che fanno
servizio qui in Parrocchia, nel Guaricano, cercando di fissare il senso
dei loro sguardi, quella "comunicazione non verbale" che sa esprimersi in
maniera molto più eloquente di un fiume di parole.

I loro sguardi sono particolari, intensi.

Fany, per esempio.
Ieri mi si è avvicinata con il "musetto" sporco di giallo, gli occhi che
le brillavano.
Avrà sì e no 18 anni.
E un sorriso luminoso, che ti prende dentro.
Forse per quel suo dente incisivo leggermente più sporgente dell'altro,
sprizzante simpatia e tenerezza.
E i suoi gesti spontanei e coinvolgenti.

Fany: minuta, semplice, fine, allegra, ben curata nella sua persona,
nonostante la povertà in cui vive.

La guardo, ricambio il sorriso; delicatamente le accarezzo il mento,
pulendolo dalla strana macchia giallognola che lo impiastricciava.

"E' mango -mi dice in uno spagnolo parlato lentamente, perchè io possa
capire- ne ho mangiato così tanto oggi che devo camminare piano, piano,
perchè mi sento la pancia piena, piena!".
E ride, ride. La sua risata è una cascata di freschezza.

Oppure Elizabeth.
Lei anche fa scattare, dentro, un senso incontenibile di tenerezza.
Però perchè il suo è uno sguardo che ha sempre un fondo di tagliente
tristezza.

Anche quando ride, e lo fa rumorosamente, con una risata travolgente che
ha un che di cosmico, il fondo resta misteriosamente amaro.

Ha 20 anni ("La metà dei tuoi!" mi fa notare impietosamente...) ed è stata
la prima persona a parlare con me, a chiedermi di confessarla....

La tristezza la cogli in ogni suo gesto, quando si lancia in qualche
confidenza improvvisa (lei così timida e riservata, che non la diresti
affatto una dominicana...), o quando abbassa le difese e ti dice in faccia
(in questo sì che è dominicana...) senza mezze parole quello che pensa di
te, il bello in maniera così schietta che ti spiazza (noi non siamo capaci
di tali aperture!) e il brutto con franchezza e sincerità (e il suo modo
delicato ma deciso taglia più di un coltello affilato...).

Poi scopri di lei che le è morto il papà quando era proprio bambina, e che
lei non conserva nessun ricordo di quell'uomo, e questo le pesa sul cuore
come un macigno: "Sai, neanche una fotografia...!"

E che ha una sorella che vive in Italia, clandestinamente.
"Dove?" chiedo io. "In una città chiamata Genova" mi risponde lei.
"Genova?! -insisto io- Genova, dai, dimmi il suo indirizzo, cosa fa,
lavora?!".

E lei nicchia, si schernisce, fugge; e io idiota a insistere, senza
intuire che forse la reticenza di Elizabeth e la clandestinità di sua
sorella nascondono un dramma di cui io non sono degno di essere messo a
parte...!

Potrei andare avanti, perchè lo sguardo di tanti, di tutti, qui, rivela
cose che le parole non saprebbero dire (e che perciò ho poveramente
espresso in queste righe...)

E mi chiedevo -scusate l'ingenuità-: "Ma perchè loro non possono andare al
G8, loro che hanno uno sguardo così intenso?". Perchè il loro sguardo le
rende grandi almeno quanto Bush, Berlusconi, Blair, etc....

Anzi: se dovessi decidere io, direi -per quel che mi riguarda- che
Elizabeth, Fany, etc. sono decisamente più grandi: io con il signor
Berlusconi non ho mai parlato, a Blair non ha mai pulito il mento perchè
vi erano rimaste delle fibre di mango, non so niente dell'infanzia di
Bush; per me Funny, Elizabeth, e tutti gli altri sono molto più grandi
degli "8 grandi" della terra.

Scusate, può sembrare banale. Ma nella logica di Dio non credo proprio che
lo sia!

Ecco, forse si potrebbe giustificare l'incontro degli "8 grandi" se
tenessero conto di Fany, del fatto che non ha l'acqua in casa, vive in
condizioni disastrose dal punto di vista igienico, lei, così dignitosa,
pulita, solare. E che, come Fany, l'80% delle persone che ci sono sulla
faccia della terra si trovano in situazioni di precarietà, al limite
dell'invivibile.

Forse potrei perdonare loro di arrogarsi la qualifica di "grandi" se
pensassero a Elizabeth, intelligentissima, con una enorme forza di
volontà, ma che non ha i mezzi per studiare, lavora come insegnante in tre
classi della scuola primaria guadagnando 20.000 lire la settimana (quando
gliele danno!) e la notte studia a lume di candela perchè qui non c'è
l'elettricità, mentre i "figli degli 8 grandi" (una percentuale infima, se
si tiene conto della denatalità del nord-ovest...) si fanno mantenere
all'Università fino a trent'anni senza fare niente, per poi potere fra
dieci, venti, trent'anni sedere al tavolo dei padri perpetuando l'ingiuria
di dirsi "grandi", sempre più a danno di Elizabeth e di quelli come lei (e
quanti ce ne sono!)!

Ecco, se gli "8 grandi" si sedessero intorno a un tavolo e decidessero di
occuparsi di Fany, di Elizabeth, e così via -a loro per correggere un poco
certe brutture non necessiterebbe di venire qui, anche se sarebbe bello
che lo facessero: venire da Fany, da Elizabeth, a dire: "Tranquille: sta
per finire l'ingiustizia del nostro comodo sulla vostra pelle...!"; a loro
basterebbe un frego di penna, come quelli che fa Elizabeth sul quaderno
per correggere gli errori dei suoi alunni- se facessero questo sarei
disposto a passare sopra al fatto che è diritto di Fany avere un bagno con
l'acqua; che se Elizabeth merita di studiare è giustizia darle la
possibilità di poterlo fare; e che quindi queste cose non possono essere
"concessioni" dei cosiddetti grandi: spettano a loro in quanto persone
umane.

Ma non è così.

Credo che di Elizabeth e di Fany non ci sia la minima intenzione di
parlare, a quell'incontro; anzi.

La paura è che le scelte, le decisioni, siano ancora una volta e sempre
più sulla pelle di Elizabeth, di Fany e dei tanti, dei troppi che sono
come loro, e a vantaggio ancora una volta di quei pochi privilegiati che
siamo noi.

Allora ben venga la contestazione.

Sì, ma a questo punto mi sorge un dubbio: chi è che contesta? Fany?
Elizabeth? I poveri della terra?

Chi sfilerà contro il G8, chi farà sit-in pacifici di protesta (non prendo
neanche in considerazione le forme "violente" di contestazione: sono
surrogati della stessa cultura di sopraffazione che informa l'agire dei
"grandi della terra", e l'unica cosa che meritano sono il disprezzo dei
poveri -a cui si fa violenza per la seconda volta- e l'isolamento), chi
farà tutto questo?!

I poveri sono stanchi di persone che "parlano" a nome loro; hanno bisogno
di testimoni autentici, di donne e uomini capaci di uno stile di vita
"diverso".

Come potrei io, che ho l'acqua in casa: basta aprire il rubinetto; e che
la spreco a litri ogni mattina quando mi faccio la barba, senza il minimo
senso di colpa; e che quando incontro Fany e le vedo una macchia un po'
giallina sul mento sento un senso di ripulsa, di fastidio fisico ("Sarà
mica qualcosa di infettivo...?!"), come potrei alzare la mano e contestare
chi più o meno di fatto fa quello che faccio io?!

Come potrei prestare voce e cuore a Elizabeth, se da quando sono arrivato
a S. Domingo sono già riuscito a mettere sù una discreta bibliotechina di
testi italiani e spagnoli, alcuni comprati senza necessità (ma possono
prima o poi tornare utili...); qualcuno so già che non lo leggerò mai;
altri sono lì, li ho presi per poterli eventualmente regalare, dimostrando
così una mentalità non solo consumistica, ma anche paternalista?!

Ecco: credo che la grossa provocazione del "G8" stia tutta qui.
Smetterla, piantarla con la nostra routine piccolo-borghese, smetterla di
seguire la moda del "prendere le parti dei poveri" senza rinunciare a
nulla di quello che ci rende ricchi.

Perciò io contesto i contestatori; anzi, spero che i ragazzi di qui non
diventino mai e poi mai come quelli del nord-ovest, che magari contestano
il "G8", ma hanno la macchina da 30.000.000 di lire, lo scazzo il sabato
sera, fanno le vacanze sulla neve, le vacanze al mare, lo studio
all'estero, si piegano o si calano per contrastare la noia, gli fa schifo
stringere la mano a un marocchino, non sono disposti a rinunciare a nulla
di tutto quello che Fany ed Elizabeth da generazioni stanno pagando per
mantenere alto il loro tenore di vita!

Se questo è il modello culturale che devo presentare a Fany e a Elizabeth,
preferisco stare zitto, e sentire il peso dell'umiliazione per
l'incoerenza della mia vita: parlo di un Dio che ci vuole tutti uguali,
tutti fratelli, e continuo a massacrare con le mie scelte le speranze
degli ultimi, magari mettendomi a posto la coscienza perchè... ho fatto un
corteo per loro!

Spero che Fany, Elizabeth e la massa immensa dei diseredati, dei "piccoli
della terra" (a cui la politica dei "grandi della terra" -di cui io godo i
frutti- sottrae sempre più il minimo vitale), il giorno in cui apriranno
gli occhi possano ricordare i valori in cui li abbiamo acculturati (anche
in questo siamo stati furbi...!) e... perdonino il mio egoismo e la mia
mancanza di coraggio.

Un bacione e un saluto a tutti: I CARE, ti ho nel cuore
Francopreteperte
Santo Domingo, 18 giugno 2001

Buon cammino!

 

81: La visita del nunzio apostolico

Ciao a tutti!

Due domeniche fa abbiamo avuto un momento specialissimo: ci ha visitati il
nunzio apostolico!

Tutto è nato da un impegno con il suo segretario. Ero d'accordo con lui
che veniva a celebrarmi una messa per conoscere la comunità di qui.
Eravamo d'accordo su data e ora.

Nel frattempo, è arrivato il nunzio nuovo, mons. Timothy Broglio,
americano, molti anni di esperienza nella curia romana. Il giorno
dell'ingresso ufficiale del nunzio nel paese il segretario mi dice: "E se
invece di venire io mandassi il nunzio?". Per noi è stata una notizia
felicissima, e così sono iniziati i preparativi.

Abbiamo deciso di accogliere il nunzio nella parrocchia dell'Amparo: è più
bella, più centrale, più accogliente. La pubblicità è stata fatta nelle
tre parrocchie. L'attesa è stata per la gente (e anche per noi)
eccitantissima!

Il nunzio stesso è stato molto alla mano: si è lascato fotografare in
tutte le maniere: con i ministri, con i chierichetti, con un gruppo di
bamnini. Perfino sei poliziotti che avevamo invitato per rappresentanza
hanno voluto e ottenuto il loro ricordo fotografico.

La commozione della gente è arrivata al culmine quando, nella predica, il
nunzio ha detto: "Questa è la prima parrocchia dominicana che visito". È
scrosciato spontaneo un grande applauso.

Il coro, quello della parrocchia dell'Amparo, è stato perfettamente
all'altezza della situazione. Tutta la gente si è sentita coinvolta nella
celebrazione. Erano presenti le tre parrocchie al completo! Ognuna di esse
ha fatto la sua parte nell'animazione della celebrazione.

Dopo la messa, che è stata alle sei di sera, la cena in casa nostra. Il
Signore ci ha donato lì un altro momento bello, chiaccherando e scambiando
le impressioni di un paese che per tutti quelli che eravamo lì era
straniero. Mons. Broglio ci ha anche dato la sua disponibilità a tornare
per la celebrazione del Sacramento della Confirmazione.

La circostanza è stata veramente speciale. Non sarà facile, per noi e per
la nostra gente, dimenticare il dono che abbiamo ricevuto!

Buon cammino!

82: Apriamo il liceo!


Ciao a tutti!

Vi dò un'altra notizia bellissima. Finalmente possiamo aprire il liceo!

Come siamo arrivati a questo punto? La realtà è che il Guaricano, come
tanti altri barrios di periferia di questa capitale, non ha mai ricevuto
dal governo l'attenzione necessaria. Però la realtà grida! Dieci anni fa
era fortissima la richiesta di scuola primaria. Grazie a Dio le risposte,
da varie istituzioni statali e non, sono arrivate. Una di esse è stata la
Scuola Cattolica Padre Sindulfo, aperta dalla missione in concomitanza con
la parrocchia di Santa Margherita.

Oggi, il problema dell'educazione primaria è in via di soluzione. Ma
spunta fortissimo il problema dell'educazione secondaria. Tutti i bambini
ai quali in questi anni si sono offerti 8 anni di istruzione reclamano,
con le loro famiglie, che gli si offra la possibilità di continuare gli
studi.

Di fatto già padre Lino aveva fatto un tentativo di aprire un liceo, a
partire dal 1998/99. Purtroppo non c'erano le condizioni per continuare, e
le energie si sono continuate a investire nell'educazione primaria. Ma il
grido della comunità era fortissimo.

Ora, grazie al terreno nuovo (1,000 m2) che abbiamo potuto comprare in
gennaio, il sogno si sta facendo realtà. Cominceremo con sei classi: 3 di
prima, e una dalla seconda alla quarta liceo. Costruiremo a breve sei aule
provvisorie, dove per adesso si alloggerà il liceo, nel nuovo terreno, che
è attaccato all'edificio più nuovo della nostra scuola.

Contiamo, con l'aiuto di Dio, che nel corso di quest'anno costruiremo
l'ultimo piano dell'edificio nuovo (è rimasto incompiuto), in maniera che
con l'anno scolastico 2002/3 dedicaremo il turno di mattina al liceo, e
quello di pomeriggio alla primaria. Così potremo tenere 12 classi delle
superiori.

Il tutto si farà in una forma semiprivata. Cioè "sfruttaremo" i professori
della primaria che non sono necessari nella primaria stessa, e integreremo
con altri professori pagati. Ciò ci permette di tenere la quota da pagare
a circa metà/un terzo di quello che si paga nelle normali scuole private.
Contiamo sul fatto che la quota di professori pagati dallo stato possa
crescere, per poter far scendere l'apporto delle famiglie. Al tempo
stesso, per adesso non vorremmo far diventare "pubblico" il liceo (la
primaria lo è), per mantenere maggior libertà nell'impostazione cattolica
della scuola, e per poter mantenerla più seria (orari, giorni di lezione,
ecc.).

Nel titolo ho usato il presente: "apriamo" il liceo. In realtà ci sono
alcuni passi concreti che ancora non sono stati fatti, e che di fatto sono
un'incognita per la realizzazione di questo sogno. Ma contiamo di farcela,
con l'aiuto di Dio e con la vostra preghiera. Siamo sicuri che ci
aiuterete in questo!


Buon cammino!

83: Cristina ha spiccato il volo


Ciao a tutti!

Sono stato un po' tanto tempo senza scrivere, e ve ne chiedo scusa. Dopo
la missione parrocchiale di agosto, adesso è il periodo in cui si apre la
scuola, e ne stiamo aprendo tre: primaria, alfabetizzazione di adulti, e
liceo. Ci sono un po' di cose a cui stare dietro, soprattutto
sovrintendere il lavoro dei tanti (e ottimi!) collaboratori. Stasera sono
un po' più tranquillo e ne approfitto per scrivervi.

Sicuramente vi ricordate di Cristina, la ragazza della mia parrocchia che
in gennaio è entrata nella comunità delle nostre suore. Beh, ha fatto lì 9
mesi, 9 mesi ben fecondi per la sua crescita spirituale, e adesso comincia
per lei un altro periodo. Alcuni giorni fa è partita per Genova, per fare
alcuni anni di formazione più intensa nella casa madre.

Non deve essere stato facile per lei pensare di lasciare il suo paese, la
sua famiglia, il suo modo di mangiare (anche questo fa!). Però ha
accettato tutto questo con una fede grande, e tutti noi siamo sicuri che
con l'aiuto del Signore ce la potrà fare.

Insieme a lei è partita Maria, una ragazza del Nicaragua, primo frutto
della nuova presenza delle nostre suore là. Anche lei inizia con Cristina
la formazione più intensa.

È partita anche suor Lidia, che è rimasta con noi solo 6 mesi, ma si è
rivelata una presenza bellissima. L'abbiamo salutata con un po' di
nostalgia. Rimarrà alcuni mesi in Italia per rinnovare il permesso di
soggiorno, e poi partirà per il Nicaragua. Dove certamente farà un buon
lavoro.

Le tre partenze ci lasciano un vuoto. Ma sono anche occasione di gioia e
di un certo orgoglio: il Signore continua a chiamare, il Signore continua
a donare disponibilità. Grazie a quanti accompagneranno Cristina, Maria e
Lidia con la preghiera.

Buon cammino!

84: Disordini in Guaricano


Ciao a tutti!

Scusate il tempo che vi lascio senza notizie, spesso arrivo a sera che ho
solo voglia di andare a dormire o distrarmi un po'.

Oggi però è stato un giorno speciale, e voglio raccontarvi qualcosa.

Succede che da giovedì (oggi è domenica) non abbiamo corrente. Sembra che
ci fossero delle avarie, in vari punti.

Senza luce non funzionano neanche le pompe dell'acqua. La gente non può
usare il frigo, non gli funziona la lavatrice, e non può stirare. Questa
gente è arrivata sull'orlo della disperazione.

La corporazione dell'elettricità, chiamata ripetutamente, solo ieri si è
presentata in Guaricano. La cosa brutta è che nel frattempo si erano
cominciati a organizzare gruppi di vandali, rovesciando i cassonetti della
spazzatura e bruciando gomme negli angoli delle strade. Oggi pomeriggio,
per andare a celebrare la Messa in una capella ho dovuto cambiare strada
varie volte, perché sulla strada principale c'era di tutto, compresa
qualche macchina bruciata.

Oggi pomeriggio alle tre la corporazione dell'elettricità stava cercando
di cercare i guasti e ripristinare la situazione, ma si è trovata tra i
vandali, e, arrivando la polizia, si è scatenato il finimondo. Un operaio
della corporazione ha ricevuto una pietrata ed è all'ospedale, un'altro
poliziotto aveva lividi di pietre in varie parti del corpo. La polizia è
venuta a cercare noi, e ha trovato don Lorenzo, il quale ha dovuto fare da
mediatore, parlare con i teppisti, e mettersi d'accordo con loro. È
riuscito a ottenere che se la polizia li lasciava in pace, loro stessi
avrebbero accompagnato e "scortato" gli operai dell'elettricità.


Le cose hanno funzionato per mezz'ora, dopodiché tra i teppisti qualcuno è
uscito di testa e hanno cominciato di nuovo a tirare pietre. Il risultato:
danni al veicolo della corporazione, e un operaio all'ospedale. La
polizia, intervenuta, ha messo dentro 15 persone, tra le quali anche una
donna che era lì a protestare, e un altro giovane che non faceva granché
niente di male.


L'arresto ha peggiorato la situazione. I "tigre" (come li chiamano qui) si
sono rimessi a tirare pietre, e la polizia ha dovuto usare i
lacrimogeni per disperderli.


Lorenzo ha anche ricevuto una mezza pietrata in un piede, perché
avvicinandosi ai tigre era in borghese e in un primo momento non l'hanno
riconosciuto.


Verso le 17.30 sono arrivato anch'io sul luogo dove la polizia era di
fronte ai manifestanti. Li separavano 200 metri di strada. Era appena
arrivato un camion pieno di polizioni armati di fucile e lacrimogeni.


Con vari dirigenti comunitari abbiamo potuto avvicinarci al gruppo dei
tigre. La speranza era di parlare e di arrivare ad ottenere un po' di
calma. Purtroppo nello stesso momento in cui arrivavo io arrivava anche
una telecamera, cosa che ha messo agitazione nei tigre, che visibilmente
si mettevano a gridare per far vedere la loro agitazione in TV.


L'impressione è che il gruppo di teppisti non avesse né capo né coda.
Nessun leader. Solo teste calde, imbottite di alcool, e molti anche di
droga. Non c'è stata maniera di parlargli, perché dopo le prime parole
c'era sempre qualcuno che si metteva a saltare e gridare. Non è servito a
niente gridare e ripetere che lasciassero le pietre in terra e che non
usassero violenza.


Fatto sta che a un certo punto mi sono reso conto che tutti stavano
scappando. Non ci ho messo molto a capire che era meglio fare lo stesso.
In pratica si stava organizzando una sassaiola. I tigre si sono dimostrati
assolutamente imprevedibili e senza testa. Notare che la polizia stava
tranquilla a 200 metri di distanza.


Il pomeriggio si è concluso con la carica della polizia. I tigre stavano
lanciando pietre da alcuni minuti, però mantenendosi a distanza. C'è stato
un avanzare dei poliziotti, al quale ha corrisposto un retrocedere dei
tigre. Si sono poi cominciati a sentire botti di lacrimogeni, e spari di
fucile. Grazie a Dio nessuno è stato colpito. I tigre si sono dispersi. Ma
per la notte hanno assicurato guerra.


Domani mattina alle 8 la corporazione dell'elettricità arriverà con una
squadra in Guaricano per continuare a riparare i guasti. La polizia li
scorterà, e c'è da pensare che i tigre non renderanno la vita facile né
agli operai, né soprattutto ai poliziotti. Dieci tigre sono nel palazzo
della polizia, agli arresti, e sarà grande la voglia di vendetta.


Il timore della gente è che la corporazione dell'elettricità non riesca
neppure domani a rimettere in sesto la situazione. Un venti per cento
almeno del Guaricano è tuttora senza corrente, e il nervosismo cresce ogni
ora di più.


Domani mattina la mia parrocchia comincerà il mese del rosario con una
preghiera particolare dello stesso rosario alle 6 di mattina. Poi la
messa. Chiederemo al Signore, unendoci alla preghiera di Maria, la pace
per il mondo e la pace per il Guaricano. La gente qui crede molto
nell'efficacia della preghiera, e io pure.


Naturalmente, contiamo anche sulla vostra.

85: Una giornata-tipo

Ciao a tutti!

Scusatemi ancora se mando notizie più raramente, sono un po´ stanco e vi
chiedo una preghiera per riuscire a tenere i contatti con voi.

Per cambiare un po` vi racconto la giornata di oggi. Una giornata non
troppo diversa dalle altre, e che mi permette di spiegare varie cose.

Anzitutto la luce: da due giorni eravamo senza (guasto? ce l`avevano
tolta?!?). Oggi la tensione è salita un po', e i tigre sono tornati a
bruciare gomme. Fortunatamente non ci sono stati incidenti. Adesso sono le
21.45 e la luce è tornata da mezz`ora. Per quante ore ce la lasceranno?

Stamattina, sveglia solita. La messa alle 7 nella cappella san Francesco è
stata particolarmente affollata. A volte mi chiedo perché certi giorni c`è
più gente e altri meno. Per stamattina la risposta l`ho trovata: È che non
essendoci di corrente elettrica nessuno ha avuto la "tentazione" di stare
a casa a lavarsi i vestiti. Bisogna dire che la stragrande maggioranza
della gente ha un senso di accettazione della volontà di Dio (che non si
sa se è di Dio o di chi) e non si ribella più che tanto. Anch`io quando
posso metto nella Messa qualche espressione scherzosa sul fatto che non
c`è di luce, per sdrammatizzare. Normalmente aggiungo anche la postilla
che se vogliamo la luce dobbiamo pagarla. Io credo che qui in Guaricano su
almeno 25,000 famiglie la paghino sì e no un 2-3,000.

Dopo la Messa di corsa a scuola. Il primo passo nel liceo, prima delle 8,
per vedere come vanno le cose. Abbiamo un piccolo problema con la
puntualità dei ragazzi, ce n`è una frangia non piccola che non fa più che
tanto sforzo per arrivare alle 7.30 regolamentari. Alle 7.45 gli chiudiamo
i cancelli, per far capire che devono sbrigarsi più presto, e per domani
sera abbiamo in programma una riunione con i genitori per chiarire questo
e altri punti. Tra gli altri ci sarà quello del rispetto: abbiamo due
professori che ricevono parolacce dagli studenti. Si è cercato di
correggere con le maniere normali, ma senza troppi risultati. La speranza
è che la riunione con i genitori ci ottenga il loro appoggio.


Alle 8.15 mi sono messo al computer nella segreteria della scuola.
Attualmente è l'unico pc che ho tra parrocchia e scuola, spero di riuscire
a metterne presto in sesto un altro che ho già, attualmente mi tocca
"spodestare" la segretaria, la quale ha anche lei il suo da fare sul pc.
Il lavoro che dovevo fare stamattina era quello di preparare il materiale
per la riunione degli animatori del pomeriggio. Quando ce la faccio gli
elaboro un testo da usare nelle Comunità Ecclesiali di Base (CEB). Ha una
struttura fissa che parte da un fatto di vita (reale o inventato), e che
con domande fa riflettere sui valori in gioco; segue poi la riflessione su
un passo della Parola di Dio, e si finisce con il suggerimento di un
impegno concreto. Il foglio che ho preparato stamattina aveva per tema "la
famiglia come dono di Dio". Penso continuare con lo stesso tema per altre
due settimane, per dare un po' di risalto al mese del della famiglia che
nella programmazione pastorale non ha potuto entrare a nessuna altra
maniera.


Terminato di scrivere il testo, l`ho affidato alla segretaria perché mi
revisionasse lo spagnolo (qualche errorino me lo incontra sempre), e nel
frattempo ho incontrato personalemente alcune mamme che stasera sarebbero
venute al corso di preparazione al battesimo dei loro figli (bambini
piccoli). Ho preso questa abitudine di fare con loro un dialogo personale,
soprattutto allo scopo di stimolarli un po` sull`importanza del passo del
matrimonio. Come sapete qui sono una piccola minoranza quelli che si
sposano in chiesa, la stagrande maggioranza convive senza farsi troppi
problemi, e normalmente accampa la scusa che "non si conoscono abbastanza
per sposarsi". La mia risposta è ormai ben definita: ma se non vi
conoscevate perché avete fatto uno (o due-tre-....) figli? Non che mi
aspetti una risposta (che non viene), ma vedo che capiscono il succo del
discorso. Un altro argomento molto interessante qui è risvegliargli la
nostalgia di quando (prima di unirsi) facevano la comunione, e di fargli
rendere conto che gli manca.


Alle 9 sono partito con la vice direttrice per andare a una riunione di
direttori. In realtà le 9 era l`orario della riunione, ma non mi 
preoccupo più che tanto di questi ritardi perché normalmente si comincia a
lavorare alle 10. E difatti alle 9.30 quando siamo arrivati non c'erano
ancora quelli che dovevano presiedere la riunione. Di che cosa si sarebbe
parlato non lo sapevamo. In effetti è giá tanto adesso se ci arriva la
convocazione scritta, è stato un bel passo avanti rispetto al governo
precedente che si limitava a avvisare solo per telefono. Adesso quello che
manca è mettere l'ordine del giorno nell'avviso di convocazione. Bene,
saputo sul momento che il tema era la continuazione di una riunione
precedente alla quale aveva partecipato la vice, ho approfittato per
tagliare la corda. Anche perché già da prima di sapere di questa riunione
mi avevano convocato per unàltra negli uffici del governo.


Questa seconda riunione era per fare il punto della situazione con le
organizzazioni non governative (ONG) che partecipano a un programma del
Programma Mondiale di Alimenti (PMA) dell'ONU. C'eravamo tutte le
organizzazioni, siamo riusciti anche noi a entrare come parrocchia, e
eravamo una ventina di persone in tutto. Il PMA dà alimenti per
incentivare lavori comunitari, e ha un'attenzione alimentare ai gruppi
vulnerabili: donne in gravidanza e allattanti, e bambini piccoli. Non vi
sto a spiegare ora tutta la cosa, l'unica impressione che ho avuto
dall'incontro (e da altre informazioni raccolte sul campo) è che la
maggioranza di queste ONG fanno ben poco lavoro comunitario e si imboscano
il resto per loro. Questo difetto delle ONG è cronicamente e tristemente
assestato nel paese. La riunione doveva finire a mezzogiorno, ma è durata
fino all'una.


Sono arrivato a casa all'una e mezza, e ho dovuto mangiare alla svelta,
perché alle due dovevo vedermi con un uomo della parrocchia che mi andava
a prendere delle scarpe donate. Preparagli la lettera di delega, spiegagli
dove va, e "spediscilo". Da lì alle 16, ora della riunione con gli
animatori, mi rimaneva uno spazietto. Visto che non avevo niente di
particolare, scendo al computer e comincio a scrivere una lettera all'Air
France in relazione a due pc che mi hanno donato a Genova le settimane
scorse, e che avrei potuto trasportare qui gratis se non fosse stato per
un paciugo con l'Air France. È successo che mi hanno fatto pagare mezzo
milione per il sovraccarico, cosa che potevo sgravarmi dalle miglia del
Fréquence Plus. Così la lettere è per chiedere la conversione del pago e
recuperare il mezzo milione.


La riunione degli animatori è stata particolarmente bella. In pratica
quello che facciamo è che io faccio con loro la parte dell'animatore che
loro faranno con la gente della loro CEB. Vengono sempre fuori delle belle
testimonianze. Oggi pomeriggio una ministro della parola ha raccontato
della bella esperienze di due giorni in cui ha ospitato un seminarista per
la settimana vocazionale. Un'altra ha confidato all'assemblea che con suo
marito vorrebbero "adottare" economicamente un seminarista. Tutto questo è
stato suscitato dalla riflessione su Aquila e Priscilla che ospitano in
casa loro l'apostolo Paolo.


Alla fine, mi sono trovato davanti all'ufficio che mi aspettavano tre
chierichette. Hanno sui 12-13 anni. Mi hanno chiesto di fare una piccola
riunione con loro (in tono serio che faceva tenerezza). Mi si sono
lamentate che il capo chierichetti le ha praticamente cacciate dal gruppo
dicendogli che si portano male fuori della chiesa. E così digli che stiano
tranquille che verificherò bene di cosa si tratta.


Alle sei la riunione dei giovani. Abbiamo inaugurato un "nuovo corso" il
mese scorso, perché la precedente responsabile è ora direttrice della
nostra scuola serale e quindi non può essere presente alle riunioni. La
novità è che a dirigere il gruppo (è in realtà l'insieme di 8 gruppi di
settore piú un gruppo di adolescenti, e in tutto sono forse un centinaio
dai 12 ai 25 anni) ci sono 4 giovani dei più responsabili e due adulti,
praticamente i due adulti migliori che abbiamo, Marcial e Dany. Hanno
accettato con gioia di servire i giovani, anzi, sono stati gli stessi
giovani che li hanno richiesti. Li sgraveremo di altri servizi perché
possano fare bene questo. La riunione di stasera è stata dedicata alla
famiglia: una testimonianza di una coppia, Marcial e sua moglie, e poi
discussione nei gruppi di settore. Non ho potuto fermarmi fino alla fine
perché alle 7 avevo il corso di preparazione al battesimo. Però ho visto
un bel fermento, e questo mi fa pensare che il gruppo abbia superato la
fase di stanca e abbia già ridecollato. "Gracias al Señor", come dicono
qui.


Il corso per il battesimo è stato ben frequentato, credo che fossero un 40
coppie. L'incontro non l'ho fatto solo: c'è un'équipe prebattesimale con
la quale ci dividiamo i temi, la preghiera, l'animazione (ebbene sì, qui
non si può fare niente che non sia un po' attrattivo, emozionale,
animato), e loro fanno la loro parte molto bene. Cerchiamo di metterci
sempre in mezzo la battutina, il giochetto, anche perché possano rendersi
conto che la chiesa può essere un ambiente dove trovarsi bene anche
umanamente. L'incontro è finito alle 8.30, e ci siamo ridati
l'appuntamento per giovedì sera, quando concluderemo il corso. Nel
frattempo giovedì mattina dovranno portare tutti i documenti alla
segretaria della parrocchia, perchê annoti tutto il necessario per fare
gli atti di battesimo.


Arrivato a casa, ho visto di striscio Lorenzo. Era abbastanza distrutto
perché si è dovuto passare il pomeriggio aiutando un operaio a scavare un
buco per i tubi dell'acqua.... beh, questa storia non sto a spiegarvela,
spero un'altra volta.


Dopo cena mi è venuto lo sghiribizzo e mi sono messo qui a scrivervi. Ve
lo dovevo, vi ho trascurato per molto tempo. Chiedo al Signore che mi
trasformi in un riposo migliore questa po' di fatichetta che ho fatto
davanti al computer.


Un abbraccio grande a tutti. Vi porto nel cuore!


P.S.: non spaventatevi, in effetti gli altri giorni non sono così carichi.
Il martedì, ahimé, è un po' sempre così. Però rispetto all'Italia abbiamo
qui la fortuna che dopo cena non si fa niente. Si va a dormire, e
l'indomani mattina è un'altro giorno. Buona notte!

86: Notizie spicciole natalizie

Ciao a tutti!

Alcune micro-notizie di questo tempo di preparazione al Natale.

- Venerdì mattina la scuola ha vissuto il ritiro di preparazione al
Natale. L'abbiamo fatto nella "Scuola di Evangelizzazione" recentemente
costruita qui nel territorio della parrocchia di Santa Margarita. Qualcuno
si è tirato indietro con scuse più o meno credibili, però la maggioranza
ha partecipato volentieri, e ci siamo passati una mattinata allegra e
ricca di spunti di meditazione. Il ritiro è stato tenuto da un'equipe del
Rinnovamento Carismatico, abbiamo apprezzato la voce calda e sonora di
Evelyn, mentre Margarita e Bily ci hanno dato i due temi sull'Avvento e il
Natale. Mi è piaciuto il fatto che abbia partecipato il prof. Carlos
Castro, non perché sia una persona cattiva o non so che, ma perché si
presenta alle elezioni come deputato (in realtà con poca probabilità di
essere eletto), e lavorando in politica forse ha bisogno più di altri del
messaggio evangelico.

- Ancora con la scuola, la sera dello stesso giorno abbiamo fatto la cena
natalizia. Il personale della scuola assomma a circa 70 persone, ma
eravamo una centinaio, perché è stato esteso l'invito anche ai
mariti/mogli. Qualcuna invece di un marito ha portato due figli! Un
momento sereno, forse un po' di circostanza. Scambio di regali,
ringraziamenti e compliementi per tutti. Per me, il mangiare (il maiale?
la maionese?) ha significato diarrea al giorno seguente, e mi sono preso
anche i rimbrotti delle suore che mi dicono sempre che non devo mangiare
quello che preparano i dominicani, soprattutto se è mangiare preparato per
molte persone.



- Un giovane del gruppo giovanile si è messo a prepararmi un software di
gestione della scuola. Ci permetterà di gestionare in maniera più sicura e
con meno inconvenienti le iscrizioni, i cambi di classe, gli arrivi da
altre scuole, ecc. Per i tecnici, lo sviluppa in php interfacciato con
database postgresql, con interfaccia web. La speranza è che sia pronto per
l'inizio del prossimo anno scolastico. Un giovane lombardo che ho
conosiuto su irc e mailing-lists ci ha promesso un aiuto per questo
lavoro, e lo ringrazio di cuore!



- In una specie di piazza vicino a noi abbiamo una discoteca all'aperto,
che in realtà è uno spaccio di birra e superalcolici. Nonostante il
ministero dell'interno non gli abbia dato il permesso, e lo sanno al
comando locale di polizia, continuano imperterriti a imperversare tutte le
sere. La gente che vive nei paraggi (sono coinvolte circa 1,500-2,000
famiglie) è abbastanza sconvolta per la musica altissima che dura fin
oltre la mezzanotte. La polizia deve aver ricevuto la sua bustarella
perché inventano tutte le scuse per dire che non possono impedirgli di
"lavorare". La cosa mi sta facendo fare un po' di sangue marcio, ma cerco
di offrirlo al Signore.



- Ieri mattina presto i giovani di Santa Margarita hanno animato un
"aguinaldo" (si pronuncia aghinaldo). Hanno cominciato alle 3 di mattina,
e sono andati avanti fino alle 7, ora in cui abbiamo concluso con la
Messa. L'"aguinaldo" è una camminata per il barrio che si fa cantando e
suonando tamburi e guire, e in mancanza di questi semplici latte. I
giovani hanno fatto una cosa un po' più pensata e hanno preparato un breve
messaggio di auguri che distribuivano alla gente che si affacciava alla
finestra. Tranquilli, non si affacciavano minacciosi, perché l'"aguinaldo"
è una tradizione che piace molto ai dominicani.



- Per oggi (è domenica) le due parrocchie di Amparo e Santiago hanno
organizzato insieme un pomeriggio dedicato alle vittime dell'incendio del
dicembre 99 che vivono ancora sotto le tende. Le due parrocchie si sono
autotassate per comprare un cesto di viveri per ognuna di quelle famiglie,
e anche per preparare loro un'accoglienza festosa e allegra. L'attività si
fa nel salone della parrocchia di Santiago, ed è un segno bello di
sensibilità verso il problema di quelle famiglie. Sembra che le loro case
siano quasi pronte, anche se è difficile scommettere sulla data di
consegna.




Bene, vi lascio con un augurio sincero di Buon Natale! Chiedo al Bambino
Gesù per me e per voi un cuore docile, un cuore di bambini per accoglierlo
e fargli spazio nella nostra vita.


Buon Natale e Buon Anno!

87: Natale senza luce!

Ciao a tutti!

Terzo mondo vuol dire condizioni precarie. Ma occorre esserci per
rendersene conto e per capire cosa c'è dietro!

Il problema della luce: dal giorno di Natale ce la danno per due o tre ore
al giorno. Uno si domanda: ma come mai, visto che in questi giorni le
industrie lavorano meno, e quindi c'è meno domanda? E poi di notte, in
piena notte, a chi la devono dare la luce che la tolgono al Guaricano?

In casa abbiamo dovuto atrezzarci con gli inversori (non sapete cosa è un
inversore? qui uno lo impara presto), per evitare di tenere acceso il
generatore elettrico per lunghe ore, ma noi in questo siamo
"privilegiati", perché sono pochi quelli che si possono permettere questa
spesa.

E gli altri cosa fanno? in casa, o meglio, seduti fuori, a prendere il
fresco. Niente televisione, niente radio, a parte qualcuna che va a pile.
Solo nei "colmados" c'è musica a tutte le ore, per deliziare quelli che si
sorbono una "frìa" (birra fredda).

Quando uno si domanda "perché?" viene subito alla mente una risposta:
vogliono costringere il Guaricano a pagare la luce. Sì, perché finora qui
la paga più o meno il 10% della popolazione. Altri "barrios" sono riusciti
ad avere contratti popolari a quota fissa, qui non è stato ancora
possibile. Ci sono stati avvicinamenti, soprattutto da parte di dirigenti
comunitari, che hanno visitato gli uffici della distributrice di energia:
hanno chiesto di fare sti benedetti contratti, ma sempre hanno ricevuto la
solita risposta: vi chiamiamo, e poi non arriva nessuna chiamata.

Domani ci sarà una riunione di tutti i dirigenti comunitari per questo
problema, naturalmente non poteva mancare l'invito alla chiesa. Non so
cosa ne uscirà fuori, ma bisogna ben muoversi.

Rispetto a qualche mese fa (vi avevo raccontato dei disordini) la
situazione sociale è tranquilla per la luce. Se esploderà nei prossimi
giorni sarà per la spazzatura che da una settimana si accumula per le
strade perché non passano camion a raccoglierla né spazzini a rimediare
qualcosina.

Cosa dire? come preti che lavoriamo qui, ci sentiamo un po' "protagonisti"
di questi cambi che ci sono in atto. Questo ci fa sentire la preziosità
del nostro servizio, e ci invita a lodare il Signore. E sentiamo che
condividiamo qualcosa della sorte dei poveri.


Domani andrò al palazzo della polizia a consegnare un documento di
protesta per una discoteca all'aperto che periodicamente sistemano in vari
posti qui in Guaricano. C'è dentro anche una lamentela perché il
distaccamento di Polizia del Guaricano non fa niente per impedire queste
attività che sono illegali (non hanno permessi dell'autorità) e che
provocano disagi grandi (musica altissima fino a ora tard) disordini
(risse tra gli ubriachi) e spargimento di sangue (si tirano fuori maceti e
pistole). Oltre alle firme mia e di Lorenzo, ci sono quelle di 20 tra
presidenti di "juntas de vecinos", direttori di scuole e chiese
evangeliche, e alcune centinaia di firme di fedeli delle nostre
parrocchie, raccolte la notte di Natale. La speranza che tutti abbiamo è
che le autorità si rendano conto che non è una faccenda mia o di Lorenzo,
ma di tutto il barrio. Anche di queste "feste" la gente è stufa. Manderemo
la petizione anche ai giornali, nella speranza che, pubblicandola, abbia
più peso. Vi ringrazio se unirete una preghiera vostra alle nostre.


Grazie! Buon Anno!

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