DIARIO DI

UN VIAGGIO

 

 

9 Agosto 2000

Ore 5:40, finalmente si parte! Accompagnati dai genitori partiamo dai saloni parrocchiali per raggiungere piazza Della Vittoria. Il bus Volpi per Malpensa parte puntualissimo alle 6:15. Dopo un viaggio un po’ "assonnato", arriviamo alle 9:00 all’aeroporto. È enorme! Partiranno quasi 100 aerei all’ora. Il nostro volo è il TWA 0864 per New York e parte dall’imbarco 9 alle 11:05. Trascinando i nostri bagagli e soprattutto la mitica falciatrice con le sue super-lame, superiamo velocemente il ceck-in e i vari controlli doganali: alle 10:30 siamo puntuali all’imbarco. Per me Francesca, Marco e Valeria è il primo volo e, ovviamente c’è tanta emozione…naturalmente ci assegnano i posti esattamente nei sedili di mezzo così che dal finestrino si vede poca roba…

L’aereo parte con 25 minuti di ritardo, ma il decollo è emozionante: lo stomaco pare salirti in gola ed è bellissimo l’allontanarsi progressivo ma rapidissimo delle case sottostanti.

In circa 45 minuti siamo sulle alpi e tra le nuvole si scorge il monte Bianco; ancora circa 1 ora di "terra europea" e dopo è solo oceano.

Il viaggio è lungo e stancante e lo si passa guardando film, sentendo musica, mangiando i "gustosissimi piatti TWA, discutendo di argomenti di elevata cultura… alle 20 ora italiana (le 14 locali) siamo atterrati, con qualche sobbalzo, a New York.

All’aeroporto abbiamo avuto subito a che fare con la gentilezza e la pazienza americana, soprattutto Marco che è stato praticamente trattato da ritardato mentale da una signorina addetta allo smistamento bagagli.

Nelle 2 ore di attesa per il volo TWA 0148, abbiamo avuto un buon assaggio della variegata fauna della popolazione U.S.A., ma al ritorno potremo gustarcela ancora meglio.

Presa una boccata d’aria caldissima e umidissima fuori dall’aeroporto J.F.K. ci siamo avviati al secondo imbarco.

L’aereo era più piccolo, più scomodo, con cibo ancora più scadente, ma perlomeno avevamo i posti dal finestrino.

Il decollo è ritardato di 45 minuti per un problema di equilibrio di bagagli e poi ci siamo tuffati in uno stupendo mare di nuvole bianche.

Di questo viaggio ho poco da raccontare, ho infatti dormito praticamente tutto il tempo.

Siamo atterrati quindi a S.Domingo alle 21 ora locale, ma alle 3:00 di notte ora italiana (era già il 10 in Italia).

Mezz’ora alla dogana per poi accorgerci che mancavano i bagagli di Gino e Alessandra che erano rimasti a New York per riequilibrare il peso dell’aereo.

Abbiamo quindi incontrato i due missionari: don Paolo e don Lorenzo che con le loro due bellissime jeep ci hanno portato in missione. Dato il buio, abbiamo potuto vedere poco, ma ci è bastato per capire che sulle strade dominicane c’è anarchia totale.

Arrivati alla missione abbiamo conosciuto le cordialissime suore e dopo una bibita rinfrescante, ci siamo finalmente ributtati su un letto 24 ore esatte dopo l’ultima volta che l’avevamo fatto.

 

STEFANO

Giovedì 10 Agosto 2000

 

La nostra prima giornata dominicana inizia alle 7:30am. I missionari ci dicono che è stato già un grosso risultato non svegliarsi prima...vedremo!

Don Lorenzo ci dà il buongiorno, presentandosi nella camera uomini scalzo e con un completino composto da: jeans tagliati ad altezza mutande più camicia sbottonata; ci dà notizia che è stato visto un cavallo morto a pochi passi dall'edificio della missione.

Programma: ore 8:30 appuntamento con Padre Pablo per risolvere le pratiche inerenti allo sdoganamento del carico di medicinali (spediti da Genova, n.d.r.), in aeroporto da ormai 9 giorni. Il rientro in missione avverrà alle ore...14:00!!!Ah..i tempi dei Dominicani... Ma andiamo con ordine.

Al mattino, la prima cosa che l'istinto porta a fare è sicuramente la doccia, per scrollarsi di dosso tutto il sudore di una notte di sonno; la nostra doccia non rispetta molto la privacy personale: si trova infatti a lato del chiostro, alla luce del sole, ma fa comunque un piacere straordinario.

La colazione è tipica del luogo: fugassa, pandolce, caffelatte! Per di più la troviamo bell'e preparata dalle Suore.

Alle 8:45 circa partiamo "in" macchina (alcuni) e "sulla" macchina (altri) alla volta del centro, e abbiamo un primo assaggio di Guaricano, e cioè un mercatino sulla strada con varie botteghe: polleria, fruttivendolo, merceria, macelleria. Non ci sono frigoriferi, né banconi, né vetrine: tavoli, al massimo con una tenda sopra, mosche e rumenta.

Risaliamo sul nostro pick-up e ripartiamo:

Padre Pablo alla guida sembra un quindicenne che gioca alla Playstation: sorpasso a destra, abbaglianti, claxon, accelerate e frenate; noi non siamo, come nei giochi elettronici, su una Ferrari o una Porsche, ma è molto divertente ugualmente.

Arrivati in centro, comincia la trafila degli sportelli, che è infinita: giriamo come trottole tra ministero della sanità, vari edifici del ministero delle finanze, copisterie, (avete mai visto una fotocopiatrice posteggiata come un motorino per la strada?!) per un totale di quattro ore sotto il deleterio - e alternato- effetto di sole e aria condizionata, tenuta da Padre Pablo rigorosamente in direzione volto e alla massima potenza, secondo le abitudini locali.

Al ritorno, appena entrati in Guaricano, ci ha colti un violento acquazzone, per la felicità di chi era "comodamente" alloggiato nel metallico pozzetto posteriore del nostro Mitsubishi, e che è subito stato fornito di telo anti-pioggia. Nel momento di massimo fragore di tuoni, fulmini e lampi, si sentiva una voce innocente che da sotto il telo chiedeva: "Chi ha fatto una foto?"... Evidentemente Francesca non era a conoscenza che anche ai Tropici il temporale è associato a fenomeni di natura fisica che scaturiscono in effetti sonori e visivi...

Il pranzo, come la colazione, ci fa subito sentire a casa, con le troffie al pesto e l'arrosto al sugo; solo un merengue sparato a chissà quanti watt ci ricorda che invece siamo a S. Domingo, e che le prossime notti saranno sempre più difficili.

Dopo il pranzo, la "macchina organizzativa" degli AdG si mette in moto, e in soli 25 minuti circa riusciamo a radunarci tutti e nove nella saletta della parte uomini. In soli altri 25 minuti decidiamo che per la cena non prepareremo nessun piatto caldo e che forse, visto che erano le 16:00, sarebbe stata l'ora dimettersi in viaggio per recuperare all'aeroporto il mio zaino e la valigia di Alessandra (hanno trascorso una notte al JFK, l'aeroporto di New York). Padre Pablo ci accompagna, ma il traffico del centro ha fatto arrivare in ritardo, di cinque minuti (alle19:05), all'appuntamento successivo, la S. Messa celebrata da Padre Lorenzo nella parrocchia di N.S. dell'Amparo.

Delle letture abbiamo capito ben poco, della liturgia eucaristica qualcosa di più, ma quello che maggiormente ci ha colpiti è stata l'animazione della Messa, che tra l'altro era feriale! Mentre partecipavamo alla funzione il sole è tramontato, e abbiamo fatto i conti con il nostro primo "apagone", il black-out elettrico: alle parole di Padre Lorenzo: "Andate in pace", la luce se n'è andata, e la chiesa è rimasta in un buio pressoché totale, con l'eccezione dei lumini sull'altare. È stato molto bello vedere che l'assemblea, pur nell'oscurità, non si è dispersa, ma anzi ha intonato subito in allegria il canto finale.

All'uscita dalla chiesa, c'è stata una scenetta tragicomica di cui si è reso interprete Don Francesco: per sapere il nome da una bambina dell'età approssimativa di 7 anni chiede: "What's your name?" ; poi, non pago della mancata risposta, cerca di spiegare al gruppo giovani della parrocchia, radunato fuori della chiesa, il significato teologico del festeggiamento dell'onomastico, una ricorrenza che non esiste a S. Domingo...Capiamo tutti allora che è giunto il momento di rientrare a casa, in missione, dove ci aspetta un fumante piatto di pasta al sugo.

Siamo stanchi e provati da questa prima giornata, ma allo stesso tempo ci sembra di esserci già calati nella realtà locale, e di essere arrivati qui in missione da una settimana!

Ore 21:40

Il merengue risuona in direzione NSWE.

La domanda nasce spontanea: DORMIREMO? Buenas Noche

gino

Venerdì 11.08.00

 

Giornata iniziata decisamente presto: ore 6.00 sveglia (naturale, con la luce del sole); ore 6.40 c’incamminiamo per le assonnate "calles" del quartiere del Guaricano, direzione Parrocchia Santa Margarita per assistere alla messa celebrata da don Paolo ed essere presentati alla sua comunità.

Don Paolo (Pablo per le persone che vivono qui) è molto coinvolgente ed ha entusiasmo da vendere. L’affetto, la stima ed il rispetto che i Guaricani nutrono nei suoi confronti si percepiscono subito.

Al termine della messa abbiamo conosciuto i parrocchiani che ci hanno accolto con un calore direi familiare, come se si rivedessero persone che sono state lontane per molto ma che si conoscono da tempo (da sempre).

Intorno alle 8.00 ritorniamo alla base dove ci aspetta un’abbondante colazione.

Ore 10.00 don Lorenzo ci propone una visita nel cuore del quartiere: ormai pratici delle modalità di sistemazione durante il trasporto, saliamo con la spontaneità tipica d’ogni vero cowboy sulla camionetta, quattro dentro e cinque fuori. Ed inizia la reale presa di coscienza del posto e delle condizioni di miseria in cui vivono 100-150.000 persone.

La situazione di fronte a cui ci troviamo è delle più raccapriccianti: percorrendo strade tortuose e non asfaltate, tra baracche coloratissime e fatiscenti, arriviamo alla cappella di St. Josè, ricostruita da don Lorenzo dopo che un uragano l’aveva totalmente devastata. Appena scendiamo dal pick-up siamo circondati da un gruppo di bambini sorridenti che ci scambiano per americani (abbiamo poi scoperto che l’americano non gode di grande stima presso i dominicani in quanto simbolo di un turismo depravato e poco rispettoso). Alcuni di questi bambini indossano un abito da festa, altri normali calzoncini ed i più piccoli sono addirittura nudi. Fanno a gara per essere fotografati: si mettono in posa, sorridono, si sistemano i capelli. Chissà se sono così contenti perché hanno la sensazione di poter girare il mondo immortalati in una foto da turisti!

Non penso si possa dire che siano bimbi maltrattati (qui, al contrario di altri paesi dell’America latina, non esistono fenomeni d’abbandono o di schiavizzazione di minori), certo è che il loro mi sembra un sorriso ferito……

Non soffrono la fame ma penso abbiano problemi di alimentazione perché molti di essi ha il ventre gonfio. Chiedendo notizie a don Lorenzo mi dice che qui nel "barrio" la mortalità infantile è altissima ed è in larga parte dovuta ad infezioni conseguenza di condizioni igieniche davvero pessime. Ah, le condizioni igieniche!!

Si potrebbe scrivere un trattato scientifico su di esse! Ovunque si sente un fortissimo odore di spazzatura, di discarica misto ai "profumi" che fuoriescono dalle baracche - abitazioni in cui si sta cucinando. Il Guaricano è un quartiere davvero molto grosso: nella parte in cui sorge la missione si sviluppa in orizzontale, nella parte visitata oggi lo sviluppo è più che altro verticale. Intendo dire che le baracche sono costruite sulla costa della collina, una sopra all’altra, lungo un crinale di fango che con le piogge potrebbe cedere da un momento all’altro. E qui le piogge non si risparmiano di certo! Quando piove si allaga tutto, i buchi delle strade diventano pozze grosse e profonde, si creano rigagnoli che, seguendo la discesa ed incontrando spazzatura, detriti….si trasformano in fiumi in piena che ingoiano e trascinano tutto ciò che trovano. Don Lorenzo ci ha mostrato ciò che rimaneva di una baracca distrutta da una di queste alluvioni in cui hanno perso la vita due sposi.

Le case in cui vivono, pur facendo ogni sforzo e cercando di dimenticare i nostri standard architettonici, non possono essere definite diversamente: baracche, ammassi di lamiere piccolissimi in cui riescono a vivere anche in 10 o più. Nonostante tutta questa miseria, raramente manca la radio o la televisione.

Se alziamo gli occhi al cielo, il nostro sguardo non può che imbattersi in un groviglio di fili elettrici sistemati alla bell’e meglio: si spera che mai nessun bambino debba mettere le mani in quell’inferno di cavi!

Ciò che predomina nel quartiere del Guaricano sono tre cose:

I bambini (numerosissimi!)

La spazzatura (di tutti i tipi)

I cani (abbandonati e non che vagano per le strade, pieni di piaghe e cicatrici)

La mia impressione, non solo a caldo ma anche e soprattutto a freddo, è stata di impotenza totale.

Ma come si può aiutare questa gente abituata a vivere in mezzo alla spazzatura, dentro ad una baracca barcollante, circondata da fango e terra ed assolutamente priva di stimoli a migliorare la situazione, priva di prospettive future????

E’ impossibile un’idea del genere.

Nel mio piccolo non saprei trovare e nemmeno solo suggerire una soluzione se non quella in cui credono i missionari: creare centri di aggregazione, sviluppare le strutture della Chiesa sotto un profilo sociale in modo che possano diventare punti di riferimento per questa povera gente.

Terminata la visita nel cuore del "barrio", ci dirigiamo verso la chiesa di Santiago El Menor, costruita su progetto di don Giulio. Don Lorenzo ci mostra i lavori eseguiti grazie anche al contributo inviato dagli Amici del Guaricano alla missione: la "enramada", una struttura circolare costruita all’esterno della chiesa per consentire le assemblee dei fedeli e coperta da un tetto di foglie e la stanza in cui si allestisce una camera mortuaria. Ci ha spiegato che la morte di un familiare, in queste condizioni di miseria, è un evento ancora più drammatico: a volte il defunto non sta fisicamente nella casa che è troppo piccola e trasportarlo in chiesa richiede una spesa notevole.

Per questo motivo è stato costruito il "planfuneral" anche se deve ancora essere completato da un servizio di ambulanza che trasporti il defunto dalla casa alla chiesa.

Ore 12.30: pranzo preparato dalle suore. Oggi, per la prima volta, abbiamo mangiato tutti insieme (in 15!).

Ore 14.00: abbiamo partecipato ad una simpaticissima festa finale di un campo di giovani della parrocchia di Santa Margarita ed abbiamo avuto una conferma in più dell’indole di questo popolo caraibico: VULCANICO!!! Balli, canti, urla in continuazione….

Ore 18.00: spesa accompagnati da don Lorenzo. Siamo passati in un quartiere residenziale della città ed anche qui grandi contraddizioni: ville molto lussuose affiancate da baracche. Ma com’è possibile tutto ciò??

In questo paese non esiste la via di mezzo: o si vive tra le ricchezze, le comodità e gli agi, o tra gli stenti e la spazzatura.

Ore 22.00: cena.

Ore 22.30: vado a letto ma mi rimane scolpita in mente una frase scritta su un manifesto che ritraeva un bimbo:

"Quiero vivir: me ayudas?"

 

Alessandra

Sabato 12 agosto 2000

 

Caro diario,

 

dopo quattro giorni di vita dominicana tocca a me raccontarti qualcosa: sono felice di accorgermi che questo mondo inizia pian piano a essermi familiare, e per me è importante perché inizio a accettare, seppure ancora con un po' di tristezza, questa assurda realtà.

Qui in Repubblica Dominicana il paradiso e l'inferno si incontrano, intrecciando si e creando delle incomprensibili situazioni. Credo sia giusto, prima di raccontarti della nostra giornata, cercare di spiegarti come si svolge la nostra vita in missione.

Molte volte mi è capitato di essere ospitata da una comunità, e puntualmente io e i miei compagni scouts ci rendevamo conto di essere un elemento disturbatore. Così è stato, forse, anche qui in Guaricano: credo che nove persone "piombate" da un giorno all'altro abbiano notevolmente turbato l'equilibrio che con grande fatica si era creato fra don Paolo, don Lorenzo e le quattro sorelle. La puntualità, il rispetto per le cose comuni, la necessità di darsi da fare sono principi venuti un po' meno nei primi tre giorni, ma sono convinta che si tratti di un puro e fisiologico "momento di adattamento".

In cambio dell'ospitalità, peraltro molto amorevole e quasi imbarazzante, la comunità non ci ha chiesto molto, se non di cucinare la cena per noi e i due missionari (il pranzo è sempre preparato con cura dalle suore) e, naturalmente tenere puliti i locali utilizzati. Per garantire ciò abbiamo ritenuto opportuno dividerci in gruppetti di lavoro:

Gino, Ale, Fra

Laura, Marco, Gigi

Don Francesco, Valeria, Stefano

 

Servizi:

Cucina

Lavaggio pavimenti cucina e refettorio

Lavaggio piatti

 

Gli orari dominicani sono un po' strampalati, spesso si accumulano ritardi di mezz'ore. Stiamo cercando di adattarci il più possibile a questo ritmo di vita così diverso dal nostro: la giornata, qui, inizia presto (5:30-6:00) anche perché sarebbe impensabile riuscire a rimanere a letto fino a tardi, visto che dopo il levar del sole le stanze diventano dei FORNI. L'alzarsi presto consente di realizzare molte cose già nelle ore più fresche, potendosi così permettere un po' di pausa nelle ore in cui la nostra Stella si trova praticamente allo zenith.

Qui ai tropici il calore e l'umidità sono tremendi, debilitanti, e mi rendo conto del privilegio che abbiamo noi, ospiti della Missione, potendo fare 2-3 docce al giorno. Si potrebbe pensare ai Dominicani come persone "poco pulite" visto che vivono a temperature e percentuali di umidità molto elevate, ma non è così: anche dentro alla baracca più sporca e fangosa troviamo uomini e donne vestiti con abiti freschi di bucato, profumati, ben pettinati e sorridenti: eppure sembrerebbe impossibile!!!

Questa mattina ce la siamo presa un po' più comoda, dal momento che avevamo appuntamento con don Paolo alle 10:00. Il gruppo cucina ha preparato la colazione alle 8:00 e terminati i lavori abbiamo dedicato un po' di tempo alla preghiera recitando assieme le lodi.

Alle 10:15 partenza per Palenque -Plaja de Cocolandia- con i ragazzi delle parrocchie!!!! Non nascondo una certa emozione provata all'idea di fare il bagno nel mitico mare caraibico: beh, la spiaggia non era propriamente "da cartolina", ma questo ha poca importanza. Oggi i ragazzi delle comunità parrocchiali di: Amparo, S.Margarita, Santiago el Menor (Guaricano), Santissima Cruz, Espiritu Santo (Villa Mella), San Felipe (sub-barrio del barrio di Villa Mella), Santa Lucia (Azienda Estrella) e altri hanno organizzato una gita in spiaggia per festeggiare la fine dei "campamentos", i campi estivi. E pensare che praticamente nessuno in questo foltissimo gruppo di giovani sapeva nuotare!!! Non abbiamo avuto modo di socializzare molto perché ci aspettava un impegno nel pomeriggio, ma mi ha fatto molto riflettere la loro capacità di divertirsi con "poco": non saranno dei campioni di nuoto, non saranno dei pallavolisti, ma sicuramente ci battono sul piano dell'entusiasmo, della voglia di divertirsi stando insieme.

Alcuni ragazzi dominicani hanno sfidato i nostri prodi Stefano, don Pablo e Gigi a calcio:

REPUBBLICA DOMINICANA - ITALIA 1-7

Attendiamo la partita di ritorno!!!

Alle 13:30 ci rimettiamo in viaggio (un po' traumatico visto che l'autista era Gino che non sembrava assolutamente intenzionato a tentare di evitare qualche buco!).

Arriviamo in Guaricano e raggiungiamo il settore Chimbù, dove è stato realizzato un pozzo e una pompa (anche grazie al sostegno economico dei Genovesi...) grazie al quale l'acqua potrà arrivare direttamente alle famiglie.

Proprio in questi giorni si festeggiava lì a Chimbù la festa dell'acqua:

EL AGUA ES VIDA!

(l'acqua è vita!)

...Marco nel frattempo medita sulle sue 7 lavatrici giornaliere...

Proprio perché l'acqua è un bene prezioso si è riunito oggi un consiglio di quartiere, coordinato dalla signora Bernarda, durante il quale Sonia e Lorenzo, anch'essi Dominicani, hanno presentato alcuni progetti di costruzione di latrine , necessarie onde evitare contaminazioni alla falda acquifera situata proprio sotto alle baracche.

Sono rimasta favorevolmente colpita da questa iniziativa, perché dimostra che qualcosa si sta smuovendo, almeno in questo quartiere: l'esistenza di un consiglio di quartiere efficiente, che discute e si confronta, ha portato dei buoni frutti (baracche più curate, meno spazzatura, un odore sopportabile!).

ciò dimostra l'importanza dell'opera dei missionari, che con un lavoro lungo, portato avanti giorno per giorno stanno cercando di "educare" alla civiltà e alla responsabilità.

Mi sto convincendo che non sono i soldi a risolvere i problemi del Guaricano: occorre sì raccogliere fondi per rendere realizzabili opere e strutture indispensabili, ma solo una costante presenza di sacerdoti e laici profondamente motivati potrà portare ad un reale e duraturo miglioramento delle condizioni di vita del popolo dominicano.

 

don Pablo in macchina: "Aaah! Che puzza di merda!"

Alessandra: "se ti trovi davanti allo squalo, tiragli un pugno tra i due occhi!"

"CHI L'HA VISTO?" Marco?!?...In lavanderia, naturalmente! È lui "mister omino bianco 2000"

 

 

buenas noche!                                                                                                                laura

 

lunedì, 14 Agosto 2000

 

Caro diario

il nostro quinto giorno dominicano comincia alle 8:00.

La sveglia è stata fissata per quest’ora ed è la prima volta, da quando siamo arrivati, che ci alziamo così "tardi"; nel Guaricano le giornate iniziano per tutti molto presto. Nella parrocchia di Santa Margarita alla messa delle 7:00 ci sono sempre molte persone anche nei giorni feriali. La prima volta che abbiamo partecipato a questa funzione ne siamo rimasti molto sorpresi.

Ma la luce del giorno già filtra nella stanza, dalle finestre lasciate aperte per far passare un po’ d’aria e il caldo comincia presto a farsi sentire. Per questo non riesco a dormire fini all’ora prestabilita e alle 6:45 circa sono già sveglia.

Sotto le nostre stanze, nel chiostro, si sta ancora recitando il rosario e subito dopo comincerà la messa. Il lunedì Don Pablo celebra qui.

Si sentono chiaramente le voci e i battiti delle mani che spesso, anzi sempre, accompagnano i canti durante la funzione e anche se a volte i cori non sono molto intonati non importa perché tanta è la gioia e l’entusiasmo che queste persone riescono a trasmettere (soprattutto col canto !).

In quel momento penso che non è necessario essere lì, presenti, per provare queste emozioni: mi basta restare sdraiata in letto ad ascoltare.

Alle 8:30 ci riuniamo nel refettorio per la colazione e alle 9:15 circa recitiamo insieme le lodi.

Questa giornata l’abbiamo trascorsa praticamente tutta in Missione.

Verso le 10:00 sono arrivate tre ragazze del Guaricano alle quali Suor Patrizia aveva chiesto di venire per farci delle nuove acconciature…

Da quando siamo arrivate e abbiamo cominciato a visitare il barrio ci siamo subito "innamorate" delle treccine e dei fermagli colorati, le bolidas, che ornano i capelli di tutte le bambine e ragazze dominicane.

Queste persone dedicano molto tempo alla cura della persona e dei capelli. Può sembrare assurdo: vivono in baracche, circondati dalla "basura" (=pazzatura), ma sono pulitissimi, sia gli adulti che i bambini.

Alle 10:30 hanno cominciato a intrecciare i capelli di Alessandra e Valeria. Il lavoro non è semplice. Le nostre bellissime chiome sono di un tipo di capello molto diverso dal loro, è più fragile e sottile, perciò nonostante siano abilissime e veramente veloci sarà necessario più tempo del previsto. Alessandra finirà poco prima delle 15:00, Valeria almeno mezz’ora dopo…

Le ragazze sono simpatiche. Si chiamano Odrj, Ana e Johanny. Sono anche molto disponibili perché si offrono di tornare dopo pranzo per terminare il lavoro. Ma questa qualità, unita alla gentilezza e alla cordialità non ci sorprendono: le abbiamo incontrate spesso (anche se siamo qui da pochi giorni) negli abitanti di questo barrio.

Quando percorriamo le vie del quartiere nessuno mai è avaro di sorrisi o ci fa mancare un saluto ed è sempre un gesto spontaneo.

Queste persone hanno molto da insegnarci !

Poco dopo le 16:00 andiamo "sotto i ferri" io e Laura. Sarà di nuovo un lungo lavoro soprattutto per Laura che "tiene mucho pelo" !

Queste ragazze sono instancabili !

Chiacchierano molto fra loro e riusciamo a intuire poco dei loro discorsi. Ma ad un certo punto Alessandra ci spiega che stanno parlando di un fatto di violenza accaduto non molto tempo fa. Il racconto riguarda una ragazza violentata e uccisa barbaramente una sera. Rimaniamo molto sorprese, perché non sembrano affatto turbate. Io non capisco cosa dicono, ma le sento ridere come se stessero scherzando: dal loro atteggiamento nemmeno alla lontana avrei mai potuto immaginare l’argomento dei loro discorsi…

Episodi di questo genere sono così all’ordine del giorno da poterne parlare con tanta leggerezza ???

 

Il lavoro termina (finalmente !) intorno alle 19:30. Il risultato è a dir poco perfetto: sembriamo tutte e quattro delle vere dominicane !

Naturalmente non possiamo rinunciare ad una foto di gruppo finale.

Qualcuno nel frattempo si sarà chiesto che fine hanno fatto gli uomini del gruppo, cappellano compreso.

Hanno trascorso quasi tutta la mattinata al supermercato, tranne Marco, rimasto a Betania (è il nome con cui è conosciuta la parrocchia di Santa Margarita) alle prese con circa tremila fotocopie per don Pablo.

Il pomeriggio è stato dedicato a "lavori di fatica" in Missione: tagliare il prato, carteggiare e riverniciare porte e finestre. Qualche problema è sorto con la tagliaerba (la mitica tagliaerba che ha fatto il viaggio con noi !!!) che inizialmente non ne voleva sapere di partire. Dopo esser passata nelle mani di Gigi, che ha tagliato ¼ di prato riuscendo a far ridere il giardiniere sollevando una zolla…è finita in quelle di Marco e degli altri ragazzi.

La fatica però è stata alleviata da una buonissima merenda a base di frittelle ripiene di platano (è un frutto molto simile alla banana) preparate dalle suore.

Dopo la messa e la cena abbiamo recitato la compieta insieme a Don Pablo e don Lorenzo: è stato molto bello condividere tutti insieme questo momento di preghiera.

 

FRANCESCA

 

Santo Domingo 15 Agosto 2000

 

Caro diario,

 

deduco che siamo arrivati al settimo giorno della nostra "avventura" perché finalmente è giunto il mio turno per scriverti.

La nostra giornata è cominciata verso le 7.30, mentre i nostri cari missionari sono in piedi già da più di un'ora; in realtà il caldo e la mia nuova pettinatura mi hanno costretta a un risveglio anticipato. Dalle fessure della finestra entra una luce fioca e i primi via vai di macchine e moto rompono il silenzio, bastano pochi istanti e il cielo si schiarisce e nella stanza ormai vi è una luce diffusa così a malincuore rinuncio al tentativo di riaddormentarmi.

Aspettando il momento di alzarsi mi vengono in mente molte cose; la prima per esempio è una frase che Suor Valeria pronunciò uno dei primi giorni: "In questo paese non esiste giustizia!".

Rimasi inizialmente incredula a queste parole, le chiesi spiegazioni così venni a sapere che tempo fa alcuni ladri si erano introdotti nella missione e avevano dato fuoco alle porte che chiudevano l'accesso al portico, le suore spaventate chiesero aiuto e i ladri scapparono senza aver rubato niente.

Da quel giorno hanno assunto dei guardiani e le porte bruciate sono diventate freddi cancelli di ferro: "Ma la paura"- ci disse Suor Valeria -"è sempre tanta, in questi posti non si riesce a stare tranquilli".

Sembra quasi strano che questi episodi possano accadere a delle dolcissime suore e che un'intera missione debba convivere con simili paure e a primo impatto con questa realtà mi sentivo delusa e amareggiata, ma ripensando alle condizioni di vita di questi popoli sono quasi comprensibili certi criteri di adattamento; noi occidentali vediamo solo il lato criminale di certi comportamenti e magari da subito non riusciamo a vedere che per certe persone non c'è altro modo per sopravvivere.

Finalmente della stanza vicina si è sentita suonare la sveglia, mi alzo frettolosamente per battere sul tempo le mie amiche e riuscire così a fare la doccia per prima. Consumata la colazione e recitate le lodi siamo partiti alla volta della parrocchia di Santa Margherita, della quale non mi spiego ancora il fatto che sia conosciuta come Betania.

Ad attenderci c'è Don Paolo che ha subito accalappiato Marco e pochi altri perché concludessero l'interminabile lavoro di fotocopiatura, ma con grande tempismo suor Roberta ci ha raggiunti e con lei abbiamo visitato il consultorio medico Emàus, situato vicino alla parrocchia.

Entrati in una piccola stanza abbiamo conosciuto le due persone che insieme alle suore distribuiscono i medicinali, una di loro è una studentessa della facoltà di chimica e tecniche farmaceutiche, la nostra CTF; non erano purtroppo presenti i medici che compiono le abituali visite mediche. Comunque ho potuto constatare che come centro di assistenza medica vi è sia mancanza di attrezzature, infatti non c'è addirittura un comune lettino, sia mancanza di spazio, di fatto le medicine sono accatastate in una stanza adiacente. In quest'ultima Suor Roberta ci intrattiene raccontandoci di quante persone arrivino per chiedere una mano, alcune anche da molto lontano.

Usciti dal consultorio ci siamo diretti al centro nutrizionale, adiacente anch'esso alla parrocchia di Betania, qui Suor Valeria ci ha accolti con un grande sorriso e ci ha subito presentato Jacaira: una bambina di 13 anni orfana, abbandonata dai genitori perché ritardata, adesso Jacaira vive nel centro nutrizionale e non è più sola perché le suore si occupano di lei.

Sulle panchine vicine alla porta di entrata c'è una ragazza seduta, dimostra 20/21 anni e ha in grembo una bambina di appena 4 mesi, Suor Valeria ci racconta che quella ragazza ha solo 15 anni ed è malata di HIV e viene al centro nutrizionale perché essendo spesso malata e quindi debole non ha latte sufficiente per la sua bambina. Vicino a lei vi è una ragazza sola, ma Suor Valeria ci racconta che quella ragazza ha 22 anni e ha 5 figli che non ha potuto portare con se perché viene da molto lontano, i figli sono a casa da soli perché il "marito" li ha abbandonati e lei viene al centro nutrizionale perché non ha soldi per dare da mangiare ne a se ne ai suoi figli.

Con tanta tristezza nel cuore cerco di accettare la realtà che mi si è posta davanti, ma a fatica trattengo le lacrime e la rabbia provocate dalle condizioni insostenibili di queste persone, che nonostante tutto mi stupiscono ogni giorno per la loro cristianità, semplicità e soprattutto per la loro tanto coinvolgente allegria. Una parte di me li stima e li ammira, ma mi basta pensare alla spazzatura per strada coi bambini a piedi nudi che vi camminano sopra e alla totale mancanza di moralità sessuale, che un'altra parte di me non capisce come loro stessi facciano poco per migliorare le loro condizioni di vita; perciò mi è quasi impossibile accettare tutto questo.

Più tardi abbiamo raggiunto Don Paolo nell'edificio di fronte, dove a sede la scuola elementare. Al piano terra si trova la segreteria e una piccola aula colma di libri usati, restituiti dagli studenti che hanno terminato l'anno scolastico; passati poi al primo piano attraversando lunghi e stretti corridoi abbiamo vistato le altre aule studio, che hanno ben poco in comune con le nostre. Basti pensare che in una stanza dove normalmente ci stanno circa 20 studenti ce ne stanno invece 45, inoltre le lavagne sono vecchie e consumate, in mezzo alle aule vi sono catasti di sedie e banchi, e, privilegio di poche, appeso al soffitto vi è un piccolo ventilatore; la stessa cosa si ripete al secondo piano. Tra un'aula e l'altra Don Paolo coglie l'occasione per raccontarci alcuni episodi della vita quotidiana nel barrio del Guaricano; ne ricordo alcuni di significativi come ad esempio la vicenda che coinvolse direttamente Don Paolo: ci raccontò che poco tempo fa un giovane padre di famiglia venne a chiedergli una cassa da morto per una ragazza accidentalmente uccisa dal figlio, un poliziotto. Più avanti si scoprì che la ragazza non morì a causa di un incidente, ma fu uccisa di proposito da questo poliziotto per un semplice e comune litigio fra fidanzati.

Parlando di poliziotti mi torna in mente quando venni a sapere che non sono retribuiti con uno stipendio fisso, anzi la polizia è costretta ad eseguire delle retate fermando e portando in carcere le persone che non sono del tutto in regola. Queste persone per uscire dal carcere sono costrette a pagare delle tangenti; molte famiglie coinvolte in questo genere di situazione non potendo pagare certe somme chiedono ai missionari perché intervengano in loro difesa. Così facendo i rapporti tra i missionari e la polizia non sono dei migliori.

Conclusa questa visita veniamo condotti nella nuova scuola in costruzione, dove per ora vi sono solo due piani completi e altri due sono in costruzione. Questa struttura dispone di aule nettamente più luminose e spaziose rispetto a quelle precedentemente visitate, inoltre sono presenti anche servizi igienici. Grazie a questo nuovo edificio si potrà portare fino all'ottavo anno del livello primario l'insegnamento scolastico.

Adiacente alla nuova scuola si trova un terreno , per ora ricoperto da banani e spazzatura, ma che la missione ha intenzione di acquistare ( sempre che si possa abbassare il prezzo di costo, che ammonta finora a circa 80 milioni ) e di costruirvi un centro sportivo o addirittura un asilo.

Questa ultima visita della mattinata ha rincuorato un po' tutti, per lo meno io ho avuto l'occasione di sapere che gli Amici del Guaricano possono fare davvero tanto, così un po' più soddisfatti ritorniamo alla missione per goderci il buon pranzo che le suore ci hanno amorevolmente preparato.

Dopo pranzo una piccola "siesta" e poi di corsa a visitare il parco zoologico di Santo Domingo insieme a Don Lorenzo, il quale è rimasto affascinato dai bellissimi colori dei fenicotteri rosa.

Per quanto mi riguarda l'ho trovato molto interessante, ma non amo posti in cui gli animali vengono rinchiusi in spazzi notevolmente più piccoli rispetto al loro habitat naturale; in più per tutta la durata della visita siamo stati accompagnati da un signore, che per stupire il figlio, ci illustrava le sue grandi doti di imitatore dei versi degli animali.

A conclusione di questa faticosa giornata abbiamo assistito ad una piacevolissima e suggestiva messa nella cappella di Santa Rita recitata da Don Lorenzo; una messa celebrata a lume di candela data la mancanza di corrente elettrica.

Come molte esperienze finora affrontate anche questa è stata molto significativa, inoltre i canti svolti dai parrocchiani rendevano l'atmosfera ancora più coinvolgente ed affascinante. Avendo potuto partecipare alle messe dei guricanesi abbiamo imparato molte cose; prima di tutto queste persone hanno da vendere grinta e allegria per quanto riguarda l'atteggiamento nella preghiera e spesso vorrei avere il loro stesso entusiasmo.

Spendo le ultime parole per ringraziare il Signore, perché ci ha dato questa splendida opportunità di vivere un'esperienza così profonda e ricca di importanti insegnamenti, alcune cose del tutto nuove, ma sono sicura che ognuno di noi ne farà grande tesoro.

Buona notte

VALERIA

 

16/8/00 Mercoledì

 

Caro diario,

mi sono appena seduto per raccontarti come ho trascorso questa giornata e subito è venuto a salutarmi "Cioncio", il gatto che vive qui in missione; e si può dire che qui ha trovato un vero e proprio "paradiso". Basta, infatti, oltrepassare il muro di cinta per vedere sparsi ovunque cavalli, gatti, cani...pieni di piaghe e di chissà quali altre malattie.

Adesso sono le nove di sera e siccome la giornata è stata molto faticosa cercherò di sbrigarmi per non andare a letto troppo tardi.

Stamattina ci siamo svegliati alle 7:30 e, dopo aver fatto colazione e celebrato le lodi, accompagnati da Don Lorenzo, siamo andati a visitare S.Domingo città. Oggi è giorno di festa, c è il cambio di governo e lo si nota dalle macchine e dai motorini che sventolano bandiere bianche. A proposito passiamo proprio davanti alla casa dell ex presidente Balager, nella "Gomez" che porta dritta al mare, e D. Lorenzo ci racconta che andando verso Iguei si vedono le montagne sulle quali hanno scritto il nome del nuovo presidente "Hipolito". Inoltre Lorenzo ci racconta che attraversando questa strada nel 92, pochi giorni prima dell arrivo del Papa, andando a prendere il Cardinale Canestri, improvvisamente gli era stata sbarrata la strada per una sparatoria.

Arrivati sulla costa abbiamo visto il palazzo del governo e la statua di Monte Sima, frate che lanciò pesanti accuse contro i Coloni conquistatori. Ormai siamo giunti nella città coloniale ma molte strade sono chiuse e posteggiata la macchina abbiamo continuato a piedi; Appena girato un angolo ci siamo trovati in una piazza dove c'era una banda che stava facendo le prove per l'arrivo del nuovo presidente Hipolito. Poco dopo D. Lorenzo ci ha fatto notare che sono sempre più numerosi i fogli attaccati ai muri con una foto e la scritta "Desaparecidos".

Durante la passeggiata ho cercato di stare il più possibile vicino a D. Lorenzo e mentre parlava a D. Francesco ho sentito che diceva che qui a S. Domingo è molto difficile, se non impossibile, riconoscere le prostitute dalle altre ragazze in quanto c'è una percentuale altissima di ragazze che si prostituiscono, e sono ragazze anche di quattordici anni!!.

Camminando siamo arrivati nella piazza principale dove ci sono la

Cattedrale, la casa del Vescovo e la Curia; e proprio attaccato alla casa del Vescovo c'è un ufficio postale che è stato completamente ricostruito due anni fa in quanto abbattuto da un albero trasportato da un uragano!.

Passando poi in mezzo alle vie della città coloniale era impressionante vedere i grovigli dei fili della luce che purtroppo causano la morte di molte persone. A proposito D. Lorenzo ci raccontava che pochi mesi fa un bambino era stato trovato morto attaccato alla maniglia del frigorifero di casa sua.

Tornati in missione abbiamo pranzato e dopo una lunga "siesta" alle 16:00 circa ci siamo divisi: le ragazze sono rimaste in missione a carteggiare le porte mentre noi ragazzi siamo andati a S. Marguerita per tentare di sradicare un tronco di legno che si trova proprio di fianco alla chiesa, dove vorremmo far costruire un campetto di cemento. Lì ad aiutarci c'era un ragazzo, Iguen, che ha il compiyo di gestire i chirichetti durante le messe; siamo arrivati sul posto convinti di abbattere il tronco ma dopo un'ora di lavoro l'unica cosa di cui eravamo certi è che ci volevano almeno trenta come noi o cinque come Iguen per poter abbattere il tronco!. Don Francesco si è arreso a causa dei calli alle mani, Gino per un dolore fortissimo alla schiena ed io e Stefano per disidratazione!!

Stanchi ed affamati siamo tornati in missione e dopo la solita doccia fredda siamo andati tutti insieme a cenare.

Stefano

17 Agosto 2000

Oggi è stata una giornata prevalentemente vacanziera. Ci siamo svegliati alle 7:30 e alle 8:45 con don Lorenzo siamo partiti per il mare!

In nostra compagnia c’era un tale Erode con i suoi due figli: Erode e Raul.

Il viaggio d’andata l’abbiamo passato sul cassone della macchina io donFra e la Fra proprio insieme ad Erode che ci ha tenuto lezioni di spagnolo per tutto il viaggio.

Il premio furbizia del giorno è stato vinto da Gino che ha pensato bene di dimenticarsi il costume…rimpiazzato comunque da un paio di pantaloncini di Laura.

Siamo arrivati alla spiaggia di Guayacane alle 10:00.

Subito abbiamo avuto l’impressione di un posto non eccezionale vista la sporcizia che si presentava nella parte più interna, ma girato l’angolo si è aperta una spiaggia immensa, di sabbia bianchissima e finissima, alte palme con i cocchi appesi, mare cristallino, acqua caldissima, e una barriera corallina popolata di pesciolini tropicali…dopo un bagno e due tiri a calcio abbiamo pranzato. Coinvolgente è stato il momento della preghiera fatta dal nostro amico Erode (è il direttore del coro della parrocchia di don Lorenzo), che ha espresso tutta la fede e la spontaneità nella preghiera della gente dominicana.

Subito dopo pranzo abbiamo assaggiato le doti canore di Erode che effettivamente ha una gran bella voce.

Ancora un bagno e alle 14:15 (dati gli impegni di don Lorenzo) siamo ripartiti per la missione accompagnati ancora dalle prestazioni canore di Erode non apprezzate da tutti vista la stanchezza generale.

Siamo tornati in missione alle 15:30 e visto che era troppo presto per non fare più nulla, abbiamo pensato di lavorare continuando a carteggiare e verniciare le porte; per fortuna abbiamo quasi finito!

Sono arrivate le 18:15, giusto il tempo di lavarci, cucinare, e prima di cena, di recitare i vespri.

Ottima la cena con pastasciutta e torte di verdura, ma ora a letto presto, domani sveglia alle 6:00!!

 

STEFANO

Venerdì 18 Agosto 2000

 

La giornata comincia "mucho mucho" presto: 6:15 la sveglia e orari serratissimi per tutto il giorno.

Ore 6:45: partiamo sul pick-up di Padre Lorenzo alla volta della parrocchia di Santiago el Menor per celebrare, alle 7:00, la S. Messa insieme ad altre 40 persone.

Nel tragitto ci prendiamo il primo "Americano!" della giornata: cavolo, penso io, anche loro sono "Americani"; il fatto è che loro considerano l'equivalenza, a livello di significato, Americano = Statunitense, e affibbiano questo nomignolo a chiunque non ha il colore della pelle uguale al loro. Il senso di questo appellativo, comunque, non mi sembra che sia molto positivo, anche se Padre Pablo e altri ragazzi ci assicurano che è solo un modo di dire.

La celebrazione è animata, come ovunque qui in Repubblica Dominicana, con canti e battimani a volte molto vivaci, a volte incredibilmente strazianti, in entrambi i casi comunque sono gli anziani a trascinare tutto il resto della comunità nell'animazione. Una particolarità di questa celebrazione: la preghiera dei fedeli; questa viene pronunciata sempre dal popolo, dall'assemblea, e quasi tutti i partecipanti dicono la loro preghiera personale, invocando innumerevoli volte "el Señor Jesus". Vista la presenza di più di 40 fedeli, si può immaginare la durata di questa preghiera, e il mio stato d'animo: lo spagnolo che capivo poco, la schiena ustionata dal giorno prima, l'ora di svolgimento della funzione (7:30am), il sonno mancante. Mi sveglia d'improvviso un applauso, alle 7:45 circa, che a malapena riesco a capire sia rivolto al nostro gruppo... Come siamo piccoli, direbbe qualcuno...

Ore 8:30: colazione in missione

Ore 9:00: tutti pronti e puntuali, ci sediamo intorno al solito tavolino bianco aspettando Suor Valeria, che si è resa disponibile ad accompagnarci, insieme con Dani (il fac-totum della missione) come autista, in un giro per il "barrio".

Ore 9:20: voci - non ufficiali - vogliono che Suor Valeria ci stia aspettando a Betania. Ci fidiamo e ci mettiamo in viaggio, a piedi e sotto il sole già a perpendicolo (più o meno come da noi a mezzodì) verso la parrocchia di Don Paolo, Betania appunto. Durante il tragitto - udite udite!- Francesco si fa fotografare!!! Il soggetto comprendeva, oltre a "Chicco", una baracca con su scritto "COMITE".

Le voci non ufficiali vengono confermate: Suor Valeria è lì e ci aspettava...

Ore 9:40: siamo in viaggio; mi armo di registratore per non perdere nessuna delle "chicche" che Suor Valeria durante il tragitto ci regala. Così abbiamo modo di spiegarle che stiamo tenendo un diario, e glielo faremo leggere al più presto.

La prima visita della giornata è per un ragazzo di 27 anni malato di AIDS (qui si chiama "SIDA") con dei grossi problemi economici e con tre figli, il maggiore dei quali avrà circa 8 anni. Non è in casa, e la vicina ci informa che è andato dal medico.

L'AIDS qui si tocca con mano, non è come da noi, dove questa "vergogna" porta a emarginazione e fuga; qui è una realtà, una malattia sociale, visto che sfiora il 3% della popolazione: quasi un Dominicano su 33 ne è colpito! Anche l'altro ieri, all'entrata del centro nutrizionale, abbiamo incontrato una ragazza - madre sieropositiva: aveva lo sguardo triste, probabilmente quello di chi ha il futuro già segnato e così difficile.

Risaliamo in macchina: io ho il privilegio di stare sempre all'interno, avvolto dall'aria condizionata, perché devo redigere il diario, ma è un privilegio che comporta enormi sofferenze quando si tratta di uscire: sono più di dieci i gradi di differenza al di qua e al di là del finestrino!

Passiamo a fianco dei resti di una baracca, bruciata qualche mese fa, nel cui rogo hanno perso la vita due bambini, rimasti letteralmente prigionieri della loro stessa casa. I genitori erano al lavoro, e non potendosi permettere baby-sitter né volendo lasciare i propri bambini per le strade polverose e sporche del "barrio", avevano utilizzato una pratica comune a molte altre famiglie, forse proprio le più sensibili ai problemi di igiene e educazione verso i figli: chiudere i bambini in casa a chiave con lucchetti, serrature e catene. Uno dei due bambini è rimasto con il viso, fuso, attaccato al suolo. La probabilità di cortocircuiti e di incendi qui è altissima: gli impianti elettrici sono fatti senza nessuna norma di sicurezza, e non passa settimana, in Guaricano, senza morti per questi motivi. Lo stesso trasformatore della missione, ogni volta che manca la luce, emette un boato accompagnato da un bagliore, come un fuoco d'artificio: è augurabile non trovarsi nelle vicinanze in quella circostanza, dal momento che il trasformatore stesso si trova a due metri d'altezza...

Ora siamo proprio nel mezzo del "barrio", le strade si fanno sempre più accidentate, passiamo accanto a una casa all'esterno della quale ci sono 7-8 persone, tutte intente a fare aria, con cartoni e giornali, ad un bambino che stava seduto nel mezzo. Probabilmente quel bambino aveva un febbrone da cavallo, che unito al clima torrido lo soffocava.

Il nostro viaggio prosegue, e la sosta successiva è dedicata all'abitazione, e alla famiglia, della signora che stavamo accompagnando in macchina: vive in una baracca di legno, in un punto del quartiere in forte pendenza. Ma qui, dove c'è una discesa, significa che c'è anche un punto in cui la strada comincia a risalire, cioè un fondo: in questo tratto si accumulano quintali di spazzatura, in cui scorgiamo anche un paio di siringhe usate (probabilmente non per drogarsi).

Ripartiamo dopo una breve sosta, e ci immettiamo in una grossa strada in terra battuta: ci sono delle crepe nella terra, tipo quelle che nell'immaginario collettivo appartengono solo al deserto dell'Arizona; la cosa più strana è che qui piove, in questo periodo, almeno una volta al giorno... Bah!

Nel frattempo Suor Valeria racconta del problema della esportazione della droga; recentemente un giovane di Livorno è stato arrestato all'aeroporto con un carico, nello stomaco, di undici bustine di stupefacente, ingerite per passare indenne i raggi X; un altro episodio di una giovane donna dominicana che ugualmente aveva fatto ingerire alla sua bambina di quattro anni una dozzina di bustine di droga, anche lei arrestata in aeroporto.

Stiamo attraversando il settore "Control" del Guaricano. Visitiamo la "Capilla San Francisco": questa è assolutamente simile a tutte le altre "capillas" del barrio: stesso caldo, stesso tetto in lamiera, stessi muri nudi, stesso altare povero. L'unica cosa che stona con l'ambiente è la presenza di un quadro del Sacro Cuore.

Subito dopo essere ripartiti, passiamo davanti a un dispensario medico, e Suor Valeria ci spiega che non è molto frequentato, dal momento che c'è quello della missione che vende le medicine a prezzo di costo. Attraversiamo la "Parada (=isolato) de Pejo", Laura fa notare che in tutta S. Domingo abbiamo visto parecchie chiese di culti diversi da quello cattolico, e Suor Valeria, puntuale e precisa come sempre, ce ne spiega la ragione: molti Dominicani sono "fedeli" a vari culti, specialmente quelli di origine statunitense, perché questo può comportare benefici sia economici, sia sociali: eh, sì! Per partecipare alla vita della comunità vengono pagati!

Alle 11:40 circa Don Francesco comincia ad avere allucinazioni da fame: comincia con le lasagne di Romania, per poi passare ai ravioli della mamma di Don Roberto, suo inseparabile amico. In realtà ci aspettavano due contenitori pieni di pasta al pesto, com'è giusto che sia in una missione genovese... E cresce a vista d'occhio il basilico che è stato piantato un paio di settimane fa in missione!

Il discorso, durante una sosta dal benzinaio, torna sul tema "Americano!", sul fatto che sia un'offesa o meno: riflettiamo poi sul fatto che gli "Americani", in effetti, hanno dato molto al popolo dominicano in termini di beni primari e di consumo, ma gli hanno tolto la cosa forse più importante che è la propria libertà e l'indipendenza economica. Si ragiona anche sul fatto che questa gente fa anche molto poco per migliorare la propria condizione sociale: lasciano sporco l'ambiente in cui vivono, non riescono a risparmiare soldi per il proprio futuro, mettono al mondo bambini a cui poi fanno mancare una vera famiglia. Eppure sono contenti, sorridono, gustano la vita in un modo così diverso dal nostro che ci sembra impossibile che possano stare bene lì dove sono, e che ci vogliano restare...

Passando per il settore "mercandido", visitiamo alcune fogne a cielo aperto, completamente ricoperte di spazzatura. Dani ci spiega che la gente butta la propria spazzatura in quell'acqua nella speranza di coprirne l'odore... potete immaginare le conseguenze. Passiamo inoltre da casa di Dani, che ci offre da bere e ci presenta suo figlio.

Ci dirigiamo ora verso l'esterno del quartiere, verso il deposito della spazzatura della città; qui c'è la "Parada Acagua", che si differenzia subito morfologicamente dal Guaricano: è tutto disposto in modo più ampio, quasi largo, sembra di essere in campagna, c'è meno sporcizia, ci sono ranch, e c'è anche una vera e propria villa, con tanto di giardino, piscina e palmizi, residenza di un Italo - Svizzero trapiantato qui a S. Domingo.

Intanto Suor Valeria ci racconta dell'uragano di tre anni fa, che ha raso al suolo interi quartieri. La paura ha lasciato il segno, e da allora tutti cercano di costruire le proprie abitazioni coni blocchetti di cemento anziché in legno o in lamiera. L'uragano è durato, nel suo culmine, circa due ore e mezza, ha fatto cadere al suolo tutti i pali della luce (a dire il vero sono proprio pochi); in quei momenti nessuno poteva uscire di casa, le strade venivano ricoperte di lamiere, di arbusti, di polvere e di calcinacci. Dopo il ciclone la scuola della missione si è trasformata in un centro d'accoglienza per le famiglie più bisognose; nel periodo in cui veniva svolto questo servizio, nella scuola sono morte alcune persone ed è anche nato un bambino.

Siamo sempre in macchina, e stiamo per arrivare alla cappella di San Ramòn, nella "Parada Mamey". Qui ci accoglie una folla di bambini festanti, a cui con fierezza regaliamo le caramelle che Suor Valeria aveva prudentemente portato con sé. Foto di rito, entusiasmo alle stelle, sia da parte loro che da parte nostra, e , finalmente, ritorno a casa per il meritato riposo e per il pasto.

La "Siesta" così tanto reclamizzata nei paesi latini, qui proprio non esiste, soprattutto per i missionari: alle 14:30 siamo già a Betania, nella parrocchia di Padre Pablo, dove ci aspettano già molti "Misioneri", cioè parrocchiani che hanno aderito all'invito di donare due settimane della loro vita all'evangelizzazione del proprio quartiere. Una "guagua" (=furgoncino adibito al trasporto persone) li porterà a "Duchessa", il settore di Guaricano che tra qualche minuto verrà invaso da più di cento persone. Marco nel frattempo continua la sua opera di copisteria - ormai saremo a quota 3000 -, ma dovrà abbandonarla, per partire alla volta di "Duchessa" insieme a tutti gli alti missionari.

Arriviamo nella cappella ché già la funzione di mandato è cominciata, e si sente da lontano! I canti sono frastornanti, il caldo e l'umidità pure, ma P. Pablo, con una carica a dir poco esplosiva, conduce e conclude in circa 40 minuti (e 2 litri di sudore...) la riunione.

Ora ci dirigiamo verso la discarica, un mare immenso di spazzatura, e relativa puzza, che solo da qualche mese non corre più il rischio di autocombustione. Qui vicino vive una comunità di Haitiani: lavoravano nelle coltivazioni di canna da zucchero, la "Caña", e da quando questi hanno chiuso i battenti, per l'arrivo di multinazionali, strade e aeroporti, sono diventati di colpo disoccupati.

Andiamo a visitare questa comunità, e siamo subito accolti calorosamente da tutti, sia Dominicani che Haitiani. Questi ultimi oggigiorno ricoprono nella società Dominicana il ruolo che i Nordafricani hanno da noi in Italia.

Alle 18:00 è fissato l'appuntamento con la comunità, e sono le 17:00: ci intrattiene in quest'ora un gruppo di bambini locali, dapprima giocando e mostrandoci incredibili peripezie con l'hula-hop, poi danzando e cantando tutti insieme. Anche noi proviamo l'hula-hop, ma con risultati decisamente più scadenti; un gioco proposto da P. Pablo consisteva nell'elezione della Miss e del Mister Amici del Guaricano. Vincitori: Stefano Marsili e Valeria Anselmi (Don Francesco ha partecipato come fuori quota e ha ottenuto un voto soltanto... l'unico bambino della giuria!).

Arrivano nel frattempo le 18:00 e comincia l'assemblea: la proposta è quella di costituire una associazione di genitori che si prendano cura della scuola, cioè dei lavori per migliorarla, autofinanziando i progetti da realizzare; la scuola qui è relativa: una costruzione di cemento a un piano con solo due aule. La prima autotassazione, di dieci pesos per bambino, servirà per aprire due finestre e due porte per migliorare la ventilazione all'interno di questa specie di "forno" di cemento.

La proposta viene subito accettata da tutti i presenti, vengono eletti all'unanimità un presidente e un segretario, ai quali viene consegnata una manciata di pesos da P. Pablo per cominciare le attività. Ovviamente, com'è costume del luogo, siamo anche noi presentati alla comunità e festeggiati con applausi da "standing-ovation". Il sole ormai è sceso dietro ai monti dominicani della "cordillera central", e il buio renderà ancora più scioccante il ritorno in missione, tra camion di rumenta, buche e smog.

L'arrivo in missione è alle 20:00, si va direttamente a mangiare - minestrina e polpettone, buonissimi, preparati dalle Suore -, sporchi, sudati e puzzolenti; ma va bene così, siamo qui anche per sporcarci, sudare e puzzare!!!

Dopo una media di 4-5 docce al giorno, oggi sono costretto a farne soltanto due per gli orari strettissimi; così alle 22:30, stanco ma felice, dopo la compieta recitata con tutto il gruppo, posso infilarmi sotto l'amata doccia all'aperto del chiostro della missione, e godermi il caliente sonno dominicano. Buenas noche a todos!

 

Gino

 

19 agosto 2000

 

 

Giornata molto caratteristica trascorsa quasi interamente nel folcloristico "mercadero" della città di Santo Domingo.

Sveglia ad un orario decisamente non dominicano, 7.30 (qui, nonostante le lunghe notti trascorse ad ascoltare musica, ci si alza per le 6.30 e molti partecipano alla messa delle 7.00). Per le 8.30 abbiamo appuntamento con suor Valeria e con Dany per "buttarci" nel traffico caotico della città. La situazione delle strade è sconvolgente, a volte rasenta il ridicolo: nel Guaricano ci sono buchi tali che definirli "voragini" mi sembra quasi un eufemismo, che interrompono la strada da parte a parte inducendo i conducenti a fare a gara per trovare uno spazio che gli permetta di superare il fosso invadendo la corsia di senso opposto e rientrando dopo averlo superato. Il tutto arricchito da un’orchestra di clacson che abbiamo ormai capito non avere un significato minaccioso o d’avvertimento ma essere solo una conseguenza del ritmo musicale che hanno nel sangue. Risultato: traffico assolutamente paralizzato e lunghi minuti fermi sotto il sole del Caribe con temperature "calienti" per chi ha avuto la sfortuna di stare fuori e non dentro il pick-up.

Dopo circa un’ora arriviamo al mercadero. Non si tratta di un mercato all’aperto ma all’interno di una costruzione in muratura a cui si accede salendo una scala molto ampia. L’entrata è incorniciata da statue di legno raffiguranti la Madonna e Gesù Cristo, espressioni dell’artigianato locale.

Proseguendo in profondità con lo sguardo, non posso fare a meno di notare una schiera di quadri dai colori vivacissimi: verde, giallo, arancione, rosso….colori africani e visi con lineamenti molto duri che mi fanno venire in mente lo stile di Gaugin. Ciò che mi ha colpito molto fin dal primo giorno in cui ho messo piede sull’isola sono, oltre alla spazzatura, alle baracche ed ai "ninos", proprio i colori: qui sembra tutto più intenso perché il tramonto è più rosso del nostro, più infuocato, la frutta si combina in un’armonia di colori meravigliosi, i parchi sembrano una spugna intrisa di verde brillante, le teste delle bambine, pettinate in modo molto curato e tempestate di fermagli ed elastici dai colori più svariati, contrastano con la semplicità dell’abbigliamento. Poco più in là, un’esposizione di spezie: un sogno! Adoro i sacchi di iuta pieni di spezie, con profumi che si mischiano, a volte sconosciuti, polveri e polverine color sabbia, arancione, una addirittura viola di cui ignoravo totalmente l’esistenza! Mi fanno venire in mente i paesi orientali, l’India in particolare di cui parlo spesso con le suore essendo il loro paese d’origine. Avrei voluto fermarmi per chiedere nomi, provenienze ed usi ma l’accelerazione delle gambe di Dany e suor Valeria mi fanno desistere, anche perché se li perdessi di vista non sarebbe facile ritrovarli in quel labirinto di meandri strettissimi. Ci fermiamo davanti ad un negozietto e sembra finalmente quello il luogo in cui poter comprare oggetti d’artigianato ed alimentari tipici dell’isola Subito mi sento un po’ delusa: i potenziali acquirenti mi sembrano tutti americani, le cose vendute souvenirs per turisti…, ma Dany assicura che i prezzi qui sono buoni e gli oggetti di qualità. Direi che tutti ne usciamo con qualche sacchettino in mano. Speravamo di riuscire ad acquistare qualche oggetto caratteristico per i benefattori degli Amici del Guaricano in segno di riconoscenza e gratitudine, ma da questo punto di vista "Miguel" (il nome del proprietario del negozio) non è all’altezza delle nostre aspettative. Ah, dimenticavo, i più soddisfatti sembrano essere Marco e don Francesco che sono riusciti a strappare un pezzo convenientissimo su ben sei scatole di sigari (cubani per di più!) ed il numero sarebbe sicuramente lievitato se non ci fossero state severe restrizioni nell’introdurre merci negli U.S.A.

Queste restrizioni ci hanno creato non pochi problemi: non si possono esportare da S. Domingo ed importare negli U.S.A. non più di un tot di grammi di caffè per persona, di tè, cacao, sigari e quant’altro! E non dimentichiamo i medicinali che abbiamo inviato dall’Italia che sono arrivati qua nove giorni prima di noi e che stanno ancora aspettando di essere sdoganati nonostante siano stati reperiti tutti i documenti necessari. Va be’, questa è un’altra storia!

Usciti dal mercadero ci dirigiamo verso il mercato della frutta facendo lo slalom tra i carretti trainati a fatica dai cavalli. Suor Valeria mi dice che i cavalli qui sono trattati malissimo: sfruttati tutto il giorno e poi abbandonati la sera in mezzo alla strada senza ne’cibo ne’acqua. Sono ridotti a pelle ed ossa, gli si possono contare le costole, pieni di piaghe, costretti a galoppare sull’asfalto senza neanche essere ferrati. Una scena che davvero fa stringere il cuore…

Nonostante una sosta di almeno venti minuti davanti all’entrata, in balia di un olezzo alquanto sgradevole (il solito misto di spazzatura ed acqua sporca a cui si aggiunge quello della frutta marcia) decidiamo di non fermarci e di proseguire verso il "Nazionale" causa mancanza di tempo. Il "Nazionale" è un grosso supermercato europeo in cui le suore vanno a comprare alimenti per cucinare all’italiana. Prima della sua apertura ciò che si poteva mangiare di "casa nostra" era ben poco: la pasta non si trovava, la carne era venduta in condizioni igieniche che fanno rabbrividire e tagliata solo a pezzi grossi perché qui non sanno tagliare sottile…

Ora si possono trovare tutti i prodotti italiani anche se, diciamolo, non sono proprio regalati! Appena finito di caricare i mille sacchetti della spesa sulla camionetta, ci precipitiamo in missione data l’ora tarda. I missionari e le altre suore ci hanno abbandonati, quindi mangiamo da soli il minestrone (ma con queste temperature?!!). Supero il mio pregiudizio ancestrale su minestre e minestrine e mi approvvigiono anch’io.

Alle 14 scopro che Dany accompagnerà me e Marco al mercato della frutta per ultimare la lista della spesa. Dany è un ragazzo molto simpatico che aiuta ormai da molto tempo le suore ed i missionari in tutti quei lavori in cui è necessaria la presenza di un autoctono. Secondo gli usi ed i costumi dominicani, pur avendo solo 22 anni è già padre di un bimbo di due, Giordano, ma ormai non ci stupiamo più anzi, a volte penso di essere fin troppo avanti negli anni per avere figli! E’ proprio vero che a tutto ci si abitua!!
Alle 16 ci incamminiamo verso il centro: la solita oretta per arrivare attraverso buchi e traffico disordinato, il solito odore, ed eccoci al mercato. Dany sembra uno di casa: conosce tutti (il mercato della frutta sarà quasi il triplo del nostro mercato orientale) e si dirige sicuro verso i banchetti di frutta accatastata per acquistare ciò che manca alle suore. C’è frutta delle qualità più diverse: platano, banane, mango, papaya, noci di cocco, aguacate e molti altre di cui, purtroppo, non conosco il nome. Dopo circa un’ora e mezza (spesa per un reggimento!) torniamo al mercato dell’artigianato per comprare del cacao da portare in Italia. Verso le 19 si riesce a tornare in missione. Durante la solita oretta trascorsa nel traffico, intavoliamo un discorso politico con Dany che ci dice d’essere molto contento del nuovo presidente Hipolito e che in lui confida tutta la gente povera. Hipolito succede ad un governo devastatore, male amministrato e fortemente corrotto che per quattro anni si è preoccupato di coltivare unicamente l’orticello dei più ricchi abbandonando alla fame ed al degrado i quartieri più poveri. Il precedente presidente era Balaguer (candidato anche a queste elezioni) ed il suo slogan, impresso su molti muri della città, dice: "Balaguer, por una patria màs justa".

Certo che governare rettamente e con giustizia un paese in cui tutto ciò che rappresenta la pubblica autorità è facilmente corruttibile, in cui i diritti e le ragioni sono sempre dei più forti ed in cui anche il crimine più efferato come un omicidio può essere messo a tacere col denaro, dev’essere un’impresa titanica.

Cena dal sapore molto italiano, la pizza che ci manca tanto quando siamo all’estero e, dopo aver recitato compieta, solito torneo di Cirulla che vede vincitori, per l’ennesima volta, Gigi e Marco imbattuti da quasi dodici giorni (la dea bendata sembra non avere occhi che per loro e tutta questa "buena suerte" fa subito venire in mente il detto: "Fortunati al gioco…"!). Intorno alle 23.15 la luce inizia ad andare e venire (ma nessuno si preoccupa dato che la Repubblica Dominicana non ha centrali elettriche autonome e che l’energia elettrica, gratuitamente, è erogata dagli Stati Uniti e, a certe ore, razionata) quindi decido di prendere la via della mia camera. E’ tutto buio ma grazie alla torcia ed al chiarore della luna trovo velocemente il sentiero di pietre in mezzo al giardino della missione. Nonostante la luce sia andata via da tempo, il merengue risuona in tutto il Guaricano. Molte melodie sono davvero piacevoli, sfortunatamente però, ci tengono compagnia dalla sera alla mattina. Per evitare di sentirne la mancanza tra gli acquisti al mercadero, oltre a cacao, caffè, arachidi e nocciole, ho aggiunto una cassetta con i migliori pezzi musicali di merengue dominicano che mi è costata solo 3.900 lire: che sia un pacco?!

Ultima cosa: sulla via del ritorno verso casa, attraversando un barrio ancora più povero del Guaricano, ancora più sporco e squallido, ho letto su un muro questa frase: " Yo se que soy alguien porquè Diòs no hace basura" ("io so che sono qualcuno perché Dio non crea spazzatura"). Mi ha davvero colpito. Buenas noches

 

Alessandra